Non che sia un processo faticoso o doloroso (oddio per i miei neuroni spesso sì: leggere i vari quotidiani online spesso è intellettualmente offensivo) visto che vado a naso, leggo un po' qui, un po' là, e mi soffermo su quanto mi ribolle il sangue, quando qualcosa riesce a farglielo fare in modo incontrollabile sò di avere qualcosa su cui blaterare.
Oggi nel mio solito giro online sono inciampato in questa simpatica evoluzione di facebook negli USA:
50 possibilità per la scelta del genere su FB50 sfumature di politically correct. Di quello più insensato che somiglia più a uno specchietto per allodole che a un riflesso di un reale cambiamento.
Negli USA c'è una guerra aperta tra chi cerca di ottenere cose ovvie (ovvero una reale integrazione della popolazione LGBT) e i conservatori puri e duri (ultimo caso ecclatante il Kansas dove stanno cercando di far approvare una legge che legitimizzi l'emarginazione di coppie omosessuali facendo entrare questo (ab)uso nella libertà di espressione religiosa) che no proprio non ne vogliono sapere di integrazione perché sapete com'è la bibbia dice così.
Invece di concentrarsi su questo (in un paese dove c'è voluto un omicidio cruento perché i reati a sfondo omofobico venissero inclusi negli "hate crimes" portando a pene più severe e persecuzione del reato a livello federale) ci si concentra sulle parole. Che (sono uno che le usa parecchio) hanno un loro peso e possono ferire e far male, ma che non cambiano la sostanza io posso parlare di afro americani con lo stesso identico disprezzo che a loro riservano quelli KKK e ugualmente usare il termine negro avendo comunque il massimo rispetto per le persone di colore.
Ammetto di sembrare un bastian contrario ma mentre in molti sorrido e plaudono a questa iniziativa di FB io mi sento triste perché mi sembra un arrendersi il fatto che il genere sia ancora legato non solo agli attributi fisici ma ai comportamenti associati. E' triste vedere che un o una trans senta il bisogno di fare un distinguo nel suo essere uomo o donna aggiungendo la particella trans e che donne o uomini (geneticamente tali) vogliano ribadire il loro essere concordi con il proprio corredo genetico attraverso l'etichetta cis(per me se ti definisci uomo, o donna, perché ti senti tale nulla cambia se lo sei geneticamente o lo sei diventato in seguito a una metamorfosi) e che ci siano uomini che sentono il bisogno che sono maschi e non machi (man vs male, a sto punto potevano anche aggiungere la voce dude).
Lo vedo come un arrendersi senza se e senza ma ai pregiudizi (il tutto nella disperata ricerca di un'identità di genere) che vogliono che maschio/macho/uomo (ovvero femmina/donna/bambola) sia una triade inscindinbile, se sei maschio automaticamente devi essere uomo, e se sei femmina non sfuggi al dover essere donna (se tutto va bene, altrimenti vai di macho e bambola). Con quel che ne consegue. Così invece di concentrarsi sul far capire che ci sono nille modi diversi di essere maschi e femmine, ci si accontenta e applaude perché vengono fuori nuove etichette per chi non rientra nei canoni (vecchi e obsoleti) imposti (sotto l'etichetta gender variant rientrano uomini che decidono di dedicarsi alle cure parentali e domestiche e donne che decidono di dedicarsi alla carriera).
Io lo trovo molto triste (e immaturo). Per cui (visto che gli stereotipi sembrano vincere sempre) oggi vi lascio con Boys don't cry dei The Cure e Barbie Girl degli Aqua.
“Cat: a pygmy lion who loves mice, hates dogs, and patronizes human beings.”
Oliver Herford
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