martedì 31 dicembre 2013

Discorso di fine anno.

Perché va di moda e quindi lo faccio anche io.

Non avrò i lettori di Grilleggio o gli spettatori di re Giorgio I o i seguaci di Vittorio Emanuele (sic) ma sento il dovere morale di fare il mio discorso di fine anno.

Lo so che ora vi starete preparando (con un sonoro sbadiglio ed un link porno pronto alla bisogna) ad un intervento fiume sulla politica italiana (ma quale politica, in italia al massimo si può parlare di abbuffate e bunga bunga e comizi, altro che di politica), o sulla società, o su chissà che cosa...

Invece parlerò del nulla, lascerò che siano le mie dita a vagare sulla tastiera a creare un testo.

Che abbia un minimo di senso.

Dai in fondo non è così diverso da quello che fanno i ghost writer di re Giorgio e Grilleggio (anche se a loro li pagano e probabilmente passano ore e ore, giornate, intere a limare, ritoccare, rivedere ogni parola in modo che colpiscano il segno, da una parte tranquillizzando gli italiani, dall'altra aizzandoli) scrivere a braccio fingendo che il discorso che viene fuori abbia senso.

Perché non credo che vi sarà alcun senso reale in un Napolitano che parlerà di sforzi fatti (quali e da chi? L'Italia è nella stessa identica melma in cui sguazza da anni) di avvenuto rinnovamento dello stato (Letta? Renzi? Due politicanti professionisti che richiamano uno la democrazia cristiana l'altro il PSI di Craxi oppure ci si riferisci al Parlamento mediamente più giovane e pulito?Come son solito dire potrò anche lavarmi le mani ed averle linde e disinfette ma se dentro mi porto un tumore ben poco ci faccio), di riforme in corso (e qui semplicemente la platea può anche scoppiare a ridere).

E, ci scommetto cinque centesimi (sono di Guglionesi, qui siamo leggermente tirati), che parlerà anche di come la fatica, le lacrime ed il sangue, abbiano portato frutto: un 2014 in crescita (e in giro per il mondo mi immagino economisti a sghignazzare mentre danno un'occhiata annoiata e veloce ai dati sulle imprese che chiudono, alla nostra burocrazia impossibile, alla corruzione dilagante, alla mancanza di senso etico e civico endemica al punto che tra un pò anche i neonati staranno progettando come poter fregare il prossimo e lo stato, al nostro disavanzo tecnologico con il resto del mondo, alla criminalità organizzata che oramai ha infiltrato tutta l'Italia).

Napolitano, buon vecchio caro comunista, è strano che mi ricordi Napoleone (quello di Orwell)?

E poi ci sarà il discorso di Grilleggio e sarà l'ennesima sfilza di slogan, di frasi fatte colorita con qualche insulto perché minchia una parolaccia uaho... quella sì che rende bene un'idea) e priva di senso, certo potrebbe anche stupirmi ma ne dubito, prevedo le solite uscite contro i politici e il caciarli via (intanto a parte il nano di Arcore sono tutti lì: D'Alema, Fassina, Letta il vecchio, Franceschini, Carfafgna, Gelmini, La Russa, persino Casini, che le elezioni le aveva perse clamorosamente), sul M5S che onesto e indifeso lotta in Parlamento (sì ma come dicevo prima se mi tolgo lo sporco da sotto un unghia mentre sto affondando nel guano, be' non mi cambia poi molto), si approprierà di risultati non da lui ottenuti ma da quei pentastellati che hanno il taglio dei politici (e che potrebbero fare realmente la differenza con qualcuno serio a guidarli), ribadirà che loro del M5S sono diversi, non sono ne conservatori ne progressisti (ma intanto Grillo tace su ridistribuzione scalare delle tasse, lotta all'evasione fiscale, lotta alla criminalità organizzata, ai privileggi della Chiesa, su diritti civili, su ricerca e sviluppo).

Quanto meno, essendo furbo e abile comunicatore, non farà annoiare chi lo seguirà su web. 

Io invece preferisco annoiarvi con la mia indecisione su cosa parlare in questo discorso di fine anno che sto tirando su.

Perché cavolo, sta finendo un'altro anno. E domani ne comincia uno nuovo.

Che prevedo già pieno delle solite lamentele, dei soliti borbottii senza che nessuno realmente si impegni per cambiare qualcosa (anche solo nella propria vita, cosa che sarebbe un gigantesco passo avanti) sempre in attesa che una congiunzione astrale porti alla nascita di un nuovo messia che salvi questa balorda nazione che sta cadendo (letteralmente: Pompei sta crollando e basta guardare lo stato del nostro patrimonio artistico per notare cosa sta accadendo) e nell'attesa strepiteranno sempre di più di fronte alla scomparsa dello stato sociale come se questo fosse avvenuto per intervento di chissà quale orribile e crudele forza esterna e non avessimo noi una responsabilità ben precisa.

E così già prevedo un 2014 uguale al 2013 con Letta, Renzi, Napolitano, Grilleggio ed il contorno tristissimo di complottisti vari, attacchi all'euro, pubblica gogna per la Germania, Vannoni vari a far furore, e Berlusconi sempre dietro l'angolo (o meglio deitro l'Angelino).



E quindi un brindisi, signori e signore, ai discorsi di fine anno!!!
“Then it suddenly and theatrically began to clean itself in the way cats do when they want you to know what a big deal you aren't.”  Adam Rex, Cold Cereal

domenica 29 dicembre 2013

Qualunquismi sulla politica (e un link a Gaber)

Come molte altre cose nella mia vita ho conosciuto Gaber tardi. E ne ho capito la portata come cantautore ironico e brillante decisamente troppo tardi. Questo però non m'impedisce di usare una sua canzone come incipit di questo post:
Vecchia canzone (per gli adolescenti odierni sospetto sia quasi preistorica) ma lucidissima ed attuale nel rendere il qualunquismo italiano nell'approcciarsi alla politica e che oggi si camuffa dietro alla frase "le ideologie sono roba antiquata da secolo scorso come lo sono concetti di destra e di sinistra".

Mi sono sempre chiesto che senso abbia questa posizione (cavalcata per acciuffare voti da arringatore di folle che vogliono presentarsi come "nuovo" vedasi Marie Le Pen o il nostrano dinamico duo Grillo/Casaleggio) e mi pongo la domanda perché da ragazzo giocavo all'apoliticità, e tutt'ora sono un uomo che deve decidere da che parte stare.


Perché le parti ci sono, che i partiti politici fingano non ci siano è tutt'altra storia, ma le ideologie esistono ancora, e tutt'ora hanno lo stesso identico dualismo: se mantieni a tenere lo status quo, ritieni che le tradizioni siano fondamentali e non contrattabili, che vi siano ruoli inprescindibili all'interno di una famiglia, che la religione sia un pilastro incrollabile della società, se hai un patriottismo che ti porta a considerare la tua nazione seconda solo alla tua fede religiosa allora sei un conservatore.

Se, d'altrocanto, per te la società non è qualcosa di statico, se per te le persone sono tutte uguali in modo indiscutibile, se per te il principio di solidarietà sociale è fondamentale, se per te la religione è qualcosa che riguarda la sfera personale, se per te la giustizia ed i diritti civili sono qualcosa di estremamente importante, ecco allora sei liberale.

Valori di ideologie per l'appunto.

Dire che non ci sono in funzione di un fattore legato ai risvolti delle politiche economiche è cascare nella trappola dei populisti che fingendo di essere un arcobaleno sono invero estremisti (e di questi tempi, come nel primo dopo guerra, marcatamente di destra).

Non muoiono le religioni perché dovrebbe crollare la divisione tra conservatori e liberali? Perché nel 1989 è crollato un muro (seguita in poco tempo dalla cortina di ferro) e da allora ci hanno detto che il relativismo finalmente aveva contaminato anche la politica?

Non è invece un modo semplice per mascherare l'incapacità dei politici di adeguare le proprie correnti ideologiche agli stravolgimenti del secolo appena passato? La destra ciancia di meritocrazia quando questo è un concetto recente perché nel mantenimento dello status quo conservatore è naturale che un figlio erediti il posto del padre (che si tratti del dirigere un'impresa o il continuare a fare il contadino) indipendentemente dal merito, e per la sinistra l'esasperazione del concetto di uguaglianza aveva portato all'annullamento del concetto (al punto che più o meno in tutti i paesi occidentali un impiegato statale è considerato un parassita o un incapace) e così via.. ...

Trovo assurdo, decisamente assurdo, rinnegare l'esistenza di quei valori e delle ideologie a loro legate solo perché le si interpreta come rigidi schemi che non possono essere in alcun modo violati (posso credere nella famiglia, farmene una in senso tradizionale ma non per questo essere un conservatore col dente avvelenato contro le convivenze, posso essere uno che crede nella cavalleria ma non per questo ritenere che il ruolo della donna sia quello di madre-moglie ecc.. ecc.. ...) limitando le proprie scelte a slogan economici, perché attualmente (ma non è cosa recente purtroppo) i partiti politici si sono ridotti a questo con agende che in campagna elettorale si riducono a questo: abbasso le tasse, taglio le spese, aumento il lavoro, tralasciando tutto il contorno (salvo poi fare i propri comodi, vedasi la Spagna e l'aborto, o il tentennare a mantenere le promesse, come nella Francia di Hollande) e nel frattempo mentre i politici si rifiutano o sono incapaci di rinnovarsi e la base si lascia vincere solo dalla tasca gli squali della finanza continuano a proporre ricette fallimentari per la società e l'Europa pian piano vede erodersi quello che era il perno della propria identità culturale: lo stato sociale.

Cosa che significa non che le ideologie sono morte. Ma che i conservatori stanno vincendo in quanto lo stato sociale serviva proprio a garantire quantomeno un'uguaglianza di base alle persone per poi competere nella società e trovarci il loro posto.

“Cats are connoisseurs of comfort.” James Herriot, James Herriot's Cat Stories

Luna (e un indice)

Mi hanno indicato la Luna. 
Era enorme: mi ci sono perso 
mentre camminavo assorto nei miei
pensieri.

Che ruotano intorno a te.
Ma sei lontano,
sei un ipotesi  futura, 
un sogno sbiadito o forse
una speranza dura a morire.

Dire che ti amo?
È più ossessione la mia,
di te (fantasma del passato),
di te (fantasia presente),
di te (che non so nemmeno se conoscerò).

Alzo gli occhi al cielo,
sento il mare schiaffeggiare la riva,
gli uccelli notturni raccontarsi storie 
e vorrei capire ma non so ascoltare:

C’è nella testa un eco che rimbomba,
risuona, rimbalza (di pensiero in pensiero),
intossicando la mia passione verso ciò
che non è desiderio....  

di un amore,

di un sentimento concreto,
di braccia forti e mani delicate,
di parole timide e labbra travolgenti,
di sesso sfrenato e intimo amore.

Dio! Vorrei aprire le braccia e volare,
veloce, di più, fino a bruciare,
sentire la ferita che ho nell’anima svanire,
insieme al dolore e al terrore.

Ti amo.
(Non so se esisti)
Ti amo. 
(Sei solo un ricordo)
Ti amo.
(Sei idea dell’essere innamorato)
Ti amo.
(È paura della solitudine)

Mi hanno indicato la Luna.
Gigantesca, abbagliante
non ho guardato il dito
che la indicava.

Eppure.

Eppure non vedo la signora della notte,
ma una landa desolata,
verdi prati contro un cielo ardesia,
in cui riposo.

Fermo, finalmente silenzioso,
privo (infine) di pensieri.
So che è un’illusione.
“I love them, they are so nice and selfish. Dogs are TOO good and unselfish. They make me feel uncomfortable. But cats are gloriously human.” L.M. Montgomery, Anne of the Island




sabato 28 dicembre 2013

Ego e narcisismo

Follia:
sia poesia o dipinto,
siano note o parole,
argilla e metallo o danza e teatro.

Siamo folli,
chiamateci cantori, chiamateci artisti,
intrecciate allori per noi,
declamate i nostri versi,
ammirate i nostri dipinti,
cantate e ballate le nostre canzoni.

Ma sappiate, oh sì non lo nasconderò,
non più (mai più), che siamo lo specchio incrinato della ragione,
il ricordo marcescente di un dolore inestinguibile,
l’eco assordante del silenzio.

Siamo la grancassa della lussuria perversa,
dell’amore ossessivo,
dell’altruismo deluso,
del cinismo graffiante e carismatico.

Ridiamo, piangiamo, urliamo, sussurriamo.
Senza soluzione di continuità:
urlo che è pianto, risata, dolce sorriso,
furioso digrignare di denti,
lacrima che è sangue, desiderio, repulsione
e attrazione.

Guardateci, ascoltateci,
e ricordate che no, non potete sfuggirci,
siamo cancrena, (siamo) la coscienza indomita che vi assorda,
vi trascina nei sette peccati e oltre.

Pena eterna o beatitudine infinita:
ve le sussurriamo, accenniamo
e scrutiamo
il vostro ignorare, il falso sorridere.

E accogliamo l’applauso, incassiamo la critica,
continuando a sondare i vostri movimenti,
a specchiarci nei vostri occhi, a scavare nei vostri pensieri
in cerca ossessiva (fanatica) di quella scintilla
che non salverà dalla nostra follia,
da quegli incubi che riuscite a scansare
e di cui ci cibiamo.

Siamo il pane maledetto degli dei,
schiavi moribondi delle muse,
narratori esterni di una vita la cui trama ci sfugge,
di cui vediamo (solo) sfumature e dettagli 
che sono sofferenza e sporco.

Siamo folli. 
E siamo saggi.
Siamo pazzi. 
E siamo l’anima smarrita

Dell’umanità.

“A cat has absolute emotional honesty: human beings, for one reason or another, may hide their feelings, but a cat does not.” Ernest Hemingway



Licenza Creative Commons
Ego e narcisismo di Harold René Mancini è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.



venerdì 27 dicembre 2013

Impeac.... che?

Da "Il Fatto Quotidiano": Grillo chiede l'impeachment di Napolitano
Quant'è bello conoscere la rete per cercare dati, specie riguardo la nostra Carta da cui cito l'articolo 90:
"Articolo 90
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri."
Ovvero sono rarissimi i casi (e nei mandati Napolitano, che a noi piaccia o meno, non si ravvisano estremi che riconducano a nessuno dei due casi) in cui il Parlamento può procedere a "processarlo".

In altre parole Grillo (che è minchione come Berlusconi) spara un'altra gigantesca minchiata per acchiappare voti cavalcando i diffusi malumori della popolazione nei confronti del residente del Quirinale.

E di nuovo la folla ad applaudirlo felice che ci sia qualcuno che finalmente fa qualcosa (anche se non lo si può fare) [Con il contorno di quel altro squalo della politica di Letta che nel suo encomiastico attaccamento al potere dà credibilità al buffone aizza folle millantando solidarietà al capo dello stato invece di ricordare all'Italia che il Grillo parlante sta dicendo una corbellata tipo "gli asini volano e da domani li useremo per i voli internazionali"]

Ed inoltre siamo alla solita situazione: supponiamo il M5S trovi dei motivi che diano consistenza alla richiesta di giudizio del Presidente dello Stato, rimane il fatto che è richiesta la maggioranza assoluta del Parlamento a supportarla.

Ed ho come il vago sospetto che il M5S questi numeri non li abbia.

Ah ma già, più spara grosso (ed intanto, di nuovo, cosa propongono i cinque stelle e Grilleggio per gestire la questione meridionale, i rapporti mafia stato, combattere l'evasione fiscale, eliminare i privilegi della Chiesa, ridistribuire la ricchezza, rendere più competitive le nostre imprese, eliminare gli sprechi, diminuire la burocrazia, e riguardo libertà civili ed integrazioni di donne, lgbt, immigrati?) più gente va nel suo blog e più adsense risuona.

Ah. Questo nuovo che avanza, questo partito democratico a partecipazione popolare, questo partito con un programma ideologicamente chiaro (o sei conservatore o non lo sei, punto), ah questi fieri oppositori del marcio.

Quasi quasi prendo il mio fido asinello, una lancia, mi trovo uno scudiero e mi unisco anche io a Grilleggio ed i suoi.

“Anyone who believes what a cat tells him deserves all he gets.”Neil Gaiman, Stardust

mercoledì 25 dicembre 2013

Su educazione e cose simili...

http://www.lemonde.fr/culture/article/2013/12/24/apres-la-projection-de-tomboy-des-eleves-m-ont-dit-l-homosexualite-c-est-peche_4339340_3246.html 

Come dicevo scrivere in un blog genera in me ansia e dubbi.

Certo è un ottimo mezzo per dare sfogo alla mia compulsiva necessità di digitare su una tastiera (per non parlare di come possa riempire i tempi morti) ma rimane il punto di cosa scegliere.

In fondo abito in un paesello minuscolo in cui l’obiettivo massimo delle persone e trovare da fare per non annoiarsi (il che si traduce con un culto abnorme verso il fare gli ortolani) e in giro ci sono talmente tanti blog in cui si discute praticamente di tutto che resistere alla tentazione di usare la tastiera per più piacevoli vicende è forte (i giochi online sono una droga specie se il tuo avatar può usare una spada laser o un blaster e usare astronavi per vincere il male).

Ma essere logorroici e narcisisti impone che io scriva qualcosa.

E visto il periodo direi che non stona una digressione su un argomento interessante sollevato da una mia amica internettiana: l’educazione fai da te, ovvero educare i propri figli a casa.

Lei è una sostenitrice di questa forma di educazione da contrapporre a quella tradizionale data dalle scuole ed adduce una serie di motivazioni*.

Ovviamente (era intuibile) la mia posizione è opposta: la famiglia è un perno fondamentale della società ma non ritengo abbia in alcun modo i mezzi per dare un’educazione funzionale ad un bambino.

Il link che ho messo all’inizio è un buon esempio del perché: la scuola ha un compito complesso che non è solo quello di formare dei perfetti futuri salariati, ma di aiutare alla crescita di persone che vivranno all’interno di una società.

Società che non è più statica e rigidamente divisa in comparti stagni (donne in cucina, uomini a lavoro, ariani in arianolandia, barbari in barbarolandia, omosessuali nell’armadio insieme ai cadaveri ed i panni sporchi ecc.. ecc.. ...) ma parzialmente aperta e fluida e richiede che le persone che vi fanno parte siano anch’esse flessibili ed aperte di mentalità.

Non per altro ma quanto meno per ridurre i problemi di atriti sociali e scontri tra gruppi etnici, religiosi, politici, e (magari) anche permettere agli appartenenti a gruppi minoritari (o socialmente visti come deboli) di vivere senza un carico eccessivo di preoccupazioni in più.

Già attualmente l’educazione civile e la funzione sociale della scuola sono fortemente minate dalla forte influenza delle famiglie cosa succederebbe se un figlio venisse solamente educato dai propri genitori?

Quanti genitori saprebbero spiegare ai figli la differenza tra fede e scienza (quando un fondamento della biologia quale l’evoluzionismo è in discussione ovunque con casi clamorosi come quelli USA in cui al suo fianco si insegna il disegno intelligente)?O che vi è una distinzione tra chiesa e stato?Chi insegnerà il rispetto per il prossimo e chi cercherà di far capire che alcune ide tradizionali sarebbe meglio lasciarle al passato (riguardo ruolo e libertà delle donne, riguardo la non esistenza delle razze ed infondatezza del razzismo, riguardo la pari dignità tra i vari tipi di sessualità)?

Inoltre per quanto (voglio rimanere nel caso di una famiglia con genitori in gamba e intelligenti) ai gorni nostri sia facile accedere ad ogni tipo di informazione dal punto di vista scientifico e tecnico chi garantisce che i genitori siano in grado di capire quali siano le richieste necessarie ed attuali per garantire un corretto inserimento lavorativo di un bambino-ragazzino-giovane?

Quando ero un bambino leggere e scrivere e fare di conto era la norma, adesso ci sono le lingue, l’uso di apparecchi elettronici di uso comune, alle medie la biologia e le scienze naturali sono più complesse, alle superiori si studiano ogm, biotecnologie, dna ricombinante.

Scelte non facili.

Mentre scrivevo mi è venuto in mente anche un’altro argomento (un po fazioso): negli ultimi due secoli sono avvenuti in occidente dei cambiamenti sociali epocali che hanno portato alla nostra società attuale, cambiamenti non da poco, adesso parliamo di diritti dell’uomo, di dignità e diritti dei bambini, di parità dei sessi e rispetto della donna, di integrazione razziale; di emancipazione della comunità LGBT.

Tutto legato solo al boom economico e lo sviluppo tecnologico? O c’entra anche il fatto che dopo millenni la scuola pubblica (ma anche privata) ha sostituito un metodo educativo bassato sui tutor e sulla famiglia a tutti i livelli e non solo (come prima avveniva) a livello universitario? Non so se le cose siano legate strettamente ma l’educazione di massa sospetto sia stata uno dei fattori in gioco.

Quando penso all’educazione in famiglia non penso a dei genitori che danno un insegnamento neutrale ai propri figli ma penso a genitori che plasmano la prole a immagine della propria ideologia e fede: quante ragazze musulmane sono convinte che portare il velo sia un qualcosa che ha a che fare con la loro libertà e il rispetto per se stesse? Quanti ragazzi crescono convinti che la donna abbia un ruolo ben preciso ed abbiano uno status minore rispetto a quello di un uomo? Quanti per motivi religiosi credono che l’omosessualità sia qualcosa di peccaminoso e che debba essere punito? Sono esempi ovvi e anche banali ma sono proprio quelli che sottolineano il perché ritengo che la scuola sia una necessità: per limitare e neutralizzare (o bilanciare) gli eccessi ideologici di una coppia di genitori.


Dunque no. Non sono a favore dell'educazione limitata alla famiglia, questa ha un ruolo già importante nella formazione degli individui; ruolo che ha bisogno di qualcosa che lo bilanci affinché il futuro adulto abbia possibilità di scegliere o meno come essere, se accettare o meno determinate prese di posizione.
“To err is human, to purr is feline"Robert Byrne

martedì 24 dicembre 2013

Voler scrivere


Volere scrivere.
Dover farlo.
Nella speranza di parole corrette,
ritmo orecchiabile,
emozioni a portata di mano.

E vivere nel dubbio,
di lasciar correre la vita che si vorrebbe
cantare, descrivere, incastrare in versi

Privi di metrica e confini stretti,
angusti, claustrofobici, per l’esperienza,
 
per quella piccola scintilla
che attizza il fuoco da cui nasce
un sentimento

indescrivibile: amore, odio, tenerezza,
serenità, rabbia, collera, tristezza,
apatia, invidia, gelosia... quanti...

Quanti sostantivi.. ...
che mutilano la realtà,
troncano la sostanza,
eliminano i sottintesi,
sbiancano le sfumature.

Alla fine rimane solo amarezza
(di nuovo),
per un altro obiettivo mancato,
per l’ennesimo, eccessivo, desiderio frustrato
da parole vaghe, peregrine, instabili.

Parole che fluttuano,cambiano,
si nascondono, fuggono, si rincorrono
scacciando ogni significato,
cancellando la traccia progettata,
schernendo l’idea da cui nascono.

“I have studied many philosophers and many cats. The wisdom of cats is infinitely superior.”         
Hyppolite Taine 

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Voler Scrivere di Harold René Mancini è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Chiamiamola pure poesia

Poesia.. ... 
Per iniziare ci sta bene una colta citazione tratta dalla Treccani (dalla colonna a destra, quel vocabolario tende a essere quasi più logorroico di me):
poesia /poe'zia/ s. f. [dal lat. pŏēsis, gr. póiēsis, der. di poiéō "fare, produrre"]. - 1. (crit.) a. [l'arte di produrre composizioni in versi] ≈ ‖ poetica. b. [componimento in versi: comporre una p.] ≈ ‖ rime, versi. ⇓ ode, poema, sonetto.
Le mie?Io le chiamo poesie perché con quei testi (che posterò) parlo non di riflessioni spicciole su politica, cultura, società, filosofia e cose così.
No, con i versi e le strofe (per quanto le due definizioni le usi, nel mio caso, con molta libertà) parlo di quel mondo emotivo che mi perseguita, mi assilla, mi stressa, mi arricchisce, mi intristisce, mi rallegra da sempre. 
Un mondo che non riesco a plasmare attraverso la prosa (anche se in qualsiasi scritto di commento viene fuori comunque la mia emotività) e le sue regole, i suoi canoni, i suoi tic.. ... ma che, in qualche modo, riesco a esprimere  attraverso la mia personalissima reinterpretazione del concetto di poesia.
E con questa roboante affermazione finisco questo secondo post in attesa di editare, rivedere e scegliere la prima poesia da sottoporre alla pubblica critica. 
Per rimanere in tema la citazione di questo post è una poesia sui gatti, enjoy.


    Le chat
    Dans ma cervelle se promène
    Ainsi qu'en son appartement,
    Un beau chat, fort, doux et charmant.
    Quand il miaule, on l'entend à peine,

    Tant son timbre est tendre et discret ;
    Mais que sa voix s'apaise ou gronde,
    Elle est toujours riche et profonde.
    C'est là son charme et son secret.

    Cette voix, qui perle et qui filtre
    Dans mon fonds le plus ténébreux,
    Me remplit comme un vers nombreux
    Et me réjouit comme un philtre.

    Elle endort les plus cruels maux
    Et contient toutes les extases ;
    Pour dire les plus longues phrases,
    Elle n'a pas besoin de mots.

    Non, il n'est pas d'archet qui morde
    Sur mon coeur, parfait instrument,
    Et fasse plus royalement
    Chanter sa plus vibrante corde,

    Que ta voix, chat mystérieux,
    Chat séraphique, chat étrange,
    En qui tout est, comme en un ange,
    Aussi subtil qu'harmonieux !

    II

    De sa fourrure blonde et brune
    Sort un parfum si doux, qu'un soir
    J'en fus embaumé, pour l'avoir
    Caressée une fois, rien qu'une.

    C'est l'esprit familier du lieu ;
    Il juge, il préside, il inspire
    Toutes choses dans son empire ;
    Peut-être est-il fée, est-il dieu ?

    Quand mes yeux, vers ce chat que j'aime
    Tirés comme par un aimant
    Se retournent docilement
    Et que je regarde en moi-même

    Je vois avec étonnement
    Le feu de ses prunelles pâles,
    Clairs fanaux, vivantes opales,
    Qui me contemplent fixement.
               Charles Baudelaire

domenica 22 dicembre 2013

La mia prima volta

Non in quel senso.


Il mio primo post... 
E? Ovviamente  soffro di galoppante e snervante ansia da prestazionecosa dire, come scriverla, che stile usare, a chi aprire il blog, quale argomenti toccare, quanto espormi e così via.

Avrei dovuto fare una scaletta, progettare il tutto, pianificare e infine agire ovvero scrivere, rileggere, ritoccare, editare (evitando rigorosamente le D eufoniche)* quindi aprire i rubinetti ovvero scatenare le mie dita sulla tastiera con un fantasmagorico primo post.

Invece sto andando a braccio (ma non tanto, ho il sospetto che il mio neurone programmi la mia vita di nascosto) così potrete avere già un assaggio del mio "stile" (di cui persino io ignoro le caratteristiche, davvero) e di quanto non bastino poche righe per contenere quello che ho da dire.
Che in questo caso sarebbe "benvenuti", "io sono questo", "scrivo di questo e di quello" e così via. 

Ma, come dicevo, tendo a improvvisare quindi ne è venuto fuori questo strano post in cui uso molte parole, abbondo con le parentesi (le amo, non è colpa mia), evito le eufoniche* e in fondo non dico nulla.

Credo sia il prezzo da pagare per essere ben peggio di un intellettuale da salotto: uno scribacchino da tastiera (versione 2.0, ovviamente).

Detto questo mollo qui l'osso. Tanto un'idea dell'autore (niente sghignazzare in ultima fila, prego) sono sicuro che è venuta fuori, chiara e limpida come acqua di fonte d'alta montagna e poi posso sempre promettere che dal prossimo post sarò più serio e forse con un minimo (ma non troppo che poi annoja) di contenuto.

“Cats are intended to teach us that not everything in nature has a purpose.” 
                                                                                    Garrison Keillor


* io amo le eufoniche, tantissimo, le metterei più o meno ovunque. Ma sembra che faccia a pugni con l'eufonia di uno scritto (oltre che con la grammatica)... mah... :D