Ogni volta che se ne parla gli ultra cattolici urlano al peccato contro dio, all'errore giuridico, al calpestamento della libertà.
Ho perso il conto, anche perchè è difficile seguirlo, delle aggressioni a persone omosessuali, transessuali, bisessuali o di uomini semplicemente effeminati.
Evidentemente la libertà di esistere di vivere senza timori è inferiore rispetto a quella di seminare odio (ma loro mica incitano alla violenza e che cappero persino il papa illuminato ha detto che è lui non è nessuno per giudicare ma insomma cosa cavolo vogliono sti froci, ste lesbiche e quegli scherzi di natura, com'è che li chiamano? ah sì, trans) verso una categoria.
Mi chiedo se ci sarà realmente bisogno di una morte violenta e quasi granguignolesca (ovvero orribile, così violenta e truce da indurre a sperare che si tratti un film horror e non della cruda realtà), perché in Italia finalmente si riconosca che seminare odio e delegittimare, anzi deumanizzare, un gruppo significa alimentare e giustificare la violenza verso i suoi componenti.
Se sei una donna e per me non hai altro ruolo che quello di essere sottomessa all'uomo perché dovrei farmi scrupoli a picchiarti? In fondo sei inferiore e vai messa in riga.
Se sei un negro o uno zingaro o un clandestino e io ti considero un pericolo, un parassita perché dovrei non sentirmi autorizzato a cercare di ucciderti? Perché dovrei sentirmi smosso se ti aggrediscono e cercare aiuto?
Se sei un frocio, e per me sei un malato, un pervertito, un pedofilo, una minaccia alla famiglia, alla società, un peccatore allora perché non dovrei sentirmi tranquillo e giustificato nell'aggredirti?
E sopratutto perché ci dovrebbe essere differenza se ti aggredisco perché il tuo essere mi urta e se ti aggredisco perché mi hai graffiato la macchina? E' la stessa cosa, no? Paro, paro. Mica la mia agressione implica una società e dei leader politici e religiosi che trasformano persone in bersagli dipingendoli come privi di umana dignità.
C'è già una legge sulle aggressioni, perché modificarla? Perché calpestare la liberta di espressione altrui, perché complicare le cose in un sistema giudiziario già ingolfato e incasinato?
Già, perché.
In fondo basta che i maschi siano maschi in toto e che i finocchi non si facciano notare fuori dai ghetti loro concesi (ma anche lì, nei così detti cruising all'aperto, non si è al riparo da aggressioni o insulti, ma in fondo è proprio per quello che hanno concesso i ghetti al chiuso.. ah ma già, anche in quei casi se non ti ci avvicini con la dovuta cautela rischi l'aggressione).
In fondo mica vivranno con la sottile perenne paura che qualcuno possa aggredire un frocio, una coppia di pervertiti che si bacia o si tiene per mano, o una mezza checca che per l'amor del cielo potrebbe anche smettere di scheccare e fare il maschio.
Io, per sicurezza continuerò ad allenarmi a non essere visibile, ad asecondare uno stato per il quale è normale che io e la mia libertà di essere me stesso senza paura per la mia incolumnità non esistiamo.
E adesso zitti, tutti. Fino alla prossima agressione, sperando non ci scappi un morto e che non sia granguignolesca perché vedere leggi nascere non per raziocinio ma per morti crudeli (come negli USA dopo il caso Matthew Sheppard e in Cile dopo l'omicidio di Daniel Zamudio) è una sconfitta.
giovedì 6 agosto 2015
mercoledì 7 gennaio 2015
Mentre danzano gli avvoltoi.
Io voglio parlare del 22 luglio 2011. Ero a Pisa, ricordo che rimasi scioccato dalle notizie che arrivavano dalla fredda Norvegia: un attacco terrorista, un uomo armato con esplosivi e armi automatiche massacrava persone inermi, disarmate, non preparate per un attacco.
Strano che io scelga proprio oggi per parlarne.
Ma oggi più che mai è necessario.
Le Pen, Salvini, Gasparri hanno già iniziato ad affilare le loro armi dialettiche, pronti a cavalcare l'indignazione e la rabbia che la strage alla redazione di Charlie Hebdo provocano.
E cosa c'entra Utoya?
Forse sono uno di quelli che "ma tanto c'è di peggio"? O un bastian contrario a tutti i costi?
No, e no.
E allora? Ecco ritengo la memoria fondamentale.
A Utoya c'era un biondissimo norvegese filo nazista, oggi gli autori sono due bruni arabi estremisti islamici.
I due opposti, letteralmente. Accomunati da una cosa sola: il coraggio dell'estremismo. Quello fatto di armi, pianificazione e assalto a persone disarmate, inermi, inoffensive (come il poliziotto ucciso mentre a terra disarmato o gli adolescenti terrorizzati di Utoya), quel coragggio.
E l'estremismo.
Questo è il nemico reale, l'Europa dovrebbe ricordarlo bene. La lista di guerre, genocidi, massacri, morti in nome dell'estremismo, l'elenco è lungo, troppo lungo.
Non bisogna dimenticarlo, mai. Ed essere pronti a ricordarlo a gente come i politici citati.
Gente senza arte ne parte che può sperare nei benefici della politica proprio cavalcando gli estremismi.
Che è quello di cui l'Europa civile, laica, liberale, democratica non ha bisogno.
Per rispetto di quei morti, di quei ragazzi, di questi disegnatori.
Per questo più che lo sghignazzare di avvoltoi affamati credo sia meglio ricordare Utoya e le manifestazioni che stanno fiorendo spontaneamente.
I terroristi vogliono seminare terrore, i politici fanatici vogliono alimentarlo per poterne mangiare (perché, siamo seri, a Le Pen, Salvini, Gasparri e simili poco importa di altro che non sia la loro tasca).
E' per questo che serve ricordare.
Strano che io scelga proprio oggi per parlarne.
Ma oggi più che mai è necessario.
Le Pen, Salvini, Gasparri hanno già iniziato ad affilare le loro armi dialettiche, pronti a cavalcare l'indignazione e la rabbia che la strage alla redazione di Charlie Hebdo provocano.
E cosa c'entra Utoya?
Forse sono uno di quelli che "ma tanto c'è di peggio"? O un bastian contrario a tutti i costi?
No, e no.
E allora? Ecco ritengo la memoria fondamentale.
A Utoya c'era un biondissimo norvegese filo nazista, oggi gli autori sono due bruni arabi estremisti islamici.
I due opposti, letteralmente. Accomunati da una cosa sola: il coraggio dell'estremismo. Quello fatto di armi, pianificazione e assalto a persone disarmate, inermi, inoffensive (come il poliziotto ucciso mentre a terra disarmato o gli adolescenti terrorizzati di Utoya), quel coragggio.
E l'estremismo.
Questo è il nemico reale, l'Europa dovrebbe ricordarlo bene. La lista di guerre, genocidi, massacri, morti in nome dell'estremismo, l'elenco è lungo, troppo lungo.
Non bisogna dimenticarlo, mai. Ed essere pronti a ricordarlo a gente come i politici citati.
Gente senza arte ne parte che può sperare nei benefici della politica proprio cavalcando gli estremismi.
Che è quello di cui l'Europa civile, laica, liberale, democratica non ha bisogno.
Per rispetto di quei morti, di quei ragazzi, di questi disegnatori.
Per questo più che lo sghignazzare di avvoltoi affamati credo sia meglio ricordare Utoya e le manifestazioni che stanno fiorendo spontaneamente.
I terroristi vogliono seminare terrore, i politici fanatici vogliono alimentarlo per poterne mangiare (perché, siamo seri, a Le Pen, Salvini, Gasparri e simili poco importa di altro che non sia la loro tasca).
E' per questo che serve ricordare.
mercoledì 3 dicembre 2014
E vai con il walzer dell'ipocrisia
Una cosa che mi ha fatto sempre sghignazzare è come si difendano tanto i feti con tanto di interventi di capi religiosi, politici, ostracizzazione dell'aborto e di chi difende la libertà di scelta di una donna, ma poi dopo la nascita del feto tutti se ne strafreghino.
I giornali parlano solo dei casi eclattanti di stupri (possibilmente se commessi da extra comunitari), di pedofilia e relativi abusi sui minorenni, adolescenti o pre puberali, di solito quando finiscono con la morte del minore (vedasi il caso Gambirasi, quello di Fortunata Loffredo, ora quello di Andrea Loris Stival) o quando c'è il coinvolgimento del clero (ma in quei casi il clamore giornalistico dura quanto un battito di ciglia).
Inchieste su quanto sia diffusa lo sfruttamento di prostituzione minorile (femminile e maschile)? Non pervenute, a nessuno interessa rendersi conto che viviamo in una società in cui le prostitute che vanno per la maggiore sono quelle giovanissime e che c'è un giro di prostituzione di ragazzini ugualmente vasto (e frequentato non solo da omosessuali ma anche rispettabilissimi mariti, fidanzati, compagni e così via).
Report su come la polizia e le forze dell'ordine tendano a chiudere più di un occhio sullo sfruttamento della prostituzione a seconda ci come gli giri o possa fare comodo? Zero. Ma perché stupirsi? In fondo postitite e marchette non sono mica di origine italiana.
Indagine su quale siano le difficoltà enormi cui vanno incontro le associazioni che si dedicano alla difesa dei minori e dei bambini (assenza di interlocutori, di pubblicità, di finanziamenti), sull'omertà che avvolge questi tipi di violenza? Anche in questo caso nada, niente, nulla.
Perché rischiare di sollevare il coperchio su un marcio molto più diffuso di quanto si pensi? Perché demolire il mito che il pedofilo è un mostro facilmente individuabile e non qualcuno che appartiene alla prima cerchia familiare o di amicizie fidate di una famiglia? Perché mai far sorgere il dubbio che non basta essere una figura rispettata per non essere un mostro (vedasi le levate di scudi e le difese da ultrà calcistici di clericati accusati di abusi su minori)?
In meno di sei mesi sono avvenute due morti di bambini, su una delle vittime sono state accertati gli abusi sessuali, sull'altra i medici parlano di indizi di molestie, in entrambi casi colpisce il silenzio (così come avvenne nel caso Gambirasi) in cui rieccheggiano gli inviti dei procuratori a parlare, a non tacere.
Ma a colpirmi è lo stupore che trapela dalle parole dei giornalisti, come se si chiedessero come si fa a non parlare, a non dare le proprie testimonianze, dimenticando che sono loro stessi i primi a essere colpevoli relegando un argomento come quello degli abusi su bambini al semplice sensazionalismo legato alle morti (in quanti si ricordavano della bimba uccisa a Napoli, o del fatto che in quello stesso palazzo due anni fa fu ucciso nello stesso modo un altro bambino), lasciando solo a blogger vari le denunce? E mi lascia l'amaro in bocca il come i giornalisti ignorino tutte le cose di cui sopra, come si fa a pensare che qualcuno muoverà un dito quando non c'è una cultura che spinga a vedere gli abusi nella loro cruda realtà e non come qualcosa che bene o male va accettata e relegata a pochi casi? Quanti bambini dovranno morire ancora perché se ne parli seriamente? Oppure dovremo aspettare che, come in UK, muoia qualche famoso e si scopra che era uno stupratore? O che qualche vittima di abusi da parte di pedofili influenti si faccia avanti?
Ma questa è l'Italia, un paradiso per chi ritiene lecito stuprare e abusare di minori.
Ma questa è l'Italia, un paradiso per chi ritiene lecito stuprare e abusare di minori.
sabato 6 settembre 2014
E chi se ne fotte!
Tre scugnizzi non si fermano a un blocco dei carabinieri, parte l'inseguimento a uno dei poliziotti scappa un colpo e muore un diciasettenne.
In sunto questo è quello che è avvenuto a Napoli.
Lì ci si dovrebbe fermare: al capire la dinamica dei fatti. Senza vittimizzare o colpevolizzare nessuno in modo aprioristico.
Invece no. Sia mai che ci si lascia sfuggire l'occasione da una parte di attaccare le forze dell'ordine (le quali effattivamente potevano evitare di mandare un giovane alle prime armi in un quartiere difficile, se sei un poliziotto e ti parte per sbaglio un colpo be' vuol dire che forse non sei stato ben addestrato), dall'altra di criminalizzare il morto (il quale nel momento del fattaccio come colpa aveva l'essere in tre, senza casco, su un motorino). Un po' come a Fergusson (non mio il paragone ma di alcuni giornalisti, almeno stando al TG2).
Da come ho scritto si capisce bene che lì per lì ho sghignazzato sarcastico al paragone tra l'omicidio di Michael Brown e quello di Daniele Bifolco.
Ma (lo so, vi mancava un mio ma) poi ho visto l'intervista al sindaco De Magistris. Lui esprime il suo rammarico, si augura che la magistratura faccia chiarezza e giustizia perché la vicenda per sè è triste vista anche l'età dei protagonisti (un poco più che brufoloso e un agente sbarbatello).
A quel punto il delirio, la camorra, il quartiere difficile, la disoccupazione, l'abbandono scolastico. L'ex magistrato era decisamente perplesso, che cosa c'entrava la camorra? o la disoccupazione? Ergo la sua risposta rimaneva sempre sulla stessa falsa riga: andava valutato semplicemente la dinamica del fatto, senza criminalizzare nessuno. La giornalista però non era soddisfatta, il fattaccio doveva essere motivato da qualcosa, impossibile pensare a un errore umano di fronte a una ragazzata. No, bisognava dimostrare che tutto era accaduto perché i ragazzi del motorino sono nati e cresciuti non solo a Napoli ma, peggio ancora, a Traiano un quartiere con problemi di spaccio, camorra, disoccupazione vicino al 70%.
Contemporaneamente nei telegiornali RAI andava in onda la cosa che più odio di questi sedicenti giornalisti: il comportamento da avvoltoi, il tuffarsi in una tragedia mettendo in risalto non i fatti ma le emozioni delle persone coinvolte (e l'opinione del prete di turno) amplificando la rabbia e permettendo la strumentalizzazione dell'accaduto a discapito delle forze dell'ordine.
E intanto rimangono il cadavere di un diciasettenne e la vita di un ventiduenne distrutta in quanto verrà ricordato non come qualcuno che ha fatto un errore (dalle stesse dichiarazioni degli agenti non c'erano minacce che giustificassero lo sfoderare le armi) ma come un omicida di innocenti.
Ma alla fin fine e chi se ne fotte di dove sta la verità e di quali siano i fatti. L'importante è l'odio, verso i napoletani (destinati a essere criminali), e verso le forze dell'ordine (destinate a essere covo di assassini impuniti).
Davide Bifolco, 17 anni. Riposi in pace.
In sunto questo è quello che è avvenuto a Napoli.
Lì ci si dovrebbe fermare: al capire la dinamica dei fatti. Senza vittimizzare o colpevolizzare nessuno in modo aprioristico.
Invece no. Sia mai che ci si lascia sfuggire l'occasione da una parte di attaccare le forze dell'ordine (le quali effattivamente potevano evitare di mandare un giovane alle prime armi in un quartiere difficile, se sei un poliziotto e ti parte per sbaglio un colpo be' vuol dire che forse non sei stato ben addestrato), dall'altra di criminalizzare il morto (il quale nel momento del fattaccio come colpa aveva l'essere in tre, senza casco, su un motorino). Un po' come a Fergusson (non mio il paragone ma di alcuni giornalisti, almeno stando al TG2).
Da come ho scritto si capisce bene che lì per lì ho sghignazzato sarcastico al paragone tra l'omicidio di Michael Brown e quello di Daniele Bifolco.
Ma (lo so, vi mancava un mio ma) poi ho visto l'intervista al sindaco De Magistris. Lui esprime il suo rammarico, si augura che la magistratura faccia chiarezza e giustizia perché la vicenda per sè è triste vista anche l'età dei protagonisti (un poco più che brufoloso e un agente sbarbatello).
A quel punto il delirio, la camorra, il quartiere difficile, la disoccupazione, l'abbandono scolastico. L'ex magistrato era decisamente perplesso, che cosa c'entrava la camorra? o la disoccupazione? Ergo la sua risposta rimaneva sempre sulla stessa falsa riga: andava valutato semplicemente la dinamica del fatto, senza criminalizzare nessuno. La giornalista però non era soddisfatta, il fattaccio doveva essere motivato da qualcosa, impossibile pensare a un errore umano di fronte a una ragazzata. No, bisognava dimostrare che tutto era accaduto perché i ragazzi del motorino sono nati e cresciuti non solo a Napoli ma, peggio ancora, a Traiano un quartiere con problemi di spaccio, camorra, disoccupazione vicino al 70%.
Contemporaneamente nei telegiornali RAI andava in onda la cosa che più odio di questi sedicenti giornalisti: il comportamento da avvoltoi, il tuffarsi in una tragedia mettendo in risalto non i fatti ma le emozioni delle persone coinvolte (e l'opinione del prete di turno) amplificando la rabbia e permettendo la strumentalizzazione dell'accaduto a discapito delle forze dell'ordine.
E intanto rimangono il cadavere di un diciasettenne e la vita di un ventiduenne distrutta in quanto verrà ricordato non come qualcuno che ha fatto un errore (dalle stesse dichiarazioni degli agenti non c'erano minacce che giustificassero lo sfoderare le armi) ma come un omicida di innocenti.
Ma alla fin fine e chi se ne fotte di dove sta la verità e di quali siano i fatti. L'importante è l'odio, verso i napoletani (destinati a essere criminali), e verso le forze dell'ordine (destinate a essere covo di assassini impuniti).
Davide Bifolco, 17 anni. Riposi in pace.
martedì 26 agosto 2014
L'estremo insulto
Uno dei personaggi secondari è Wanda Mann, una trans. In origine lei era Alvin Robert Caleb Mann, lei sognava di essere una donna, di non essere qualcosa di bizzarro, un uomo con abiti da donna.
Oh, spoiler a seguire. Siete avvisati.
Lei muore. Dopo una vita vissuta lontano da una famiglia che non l'accettava e, per giustificarne l'assenza, rche raccontava come il loro figlio fosse morto.
Il loro figlio. Al maschile. Così come maschile è l'abito, il taglio e il nome sulla lapide.
Quella era una storia. Magari anche limitata nella rappresentazione di una trans incastrata in una idealizzazione distorta della donna e della femminilità, ma pur sempre il parto della fantasia di uno scrittore.
Ma le storie nascono sempre dalla realtà. Il che rende le cose ancora più amare.
Perché cresciamo bombardati da ogni lato con il concetto di famiglia. Questa struttura un po' mitica e decisamente idealizzata che sarebbe il fondamento e il pilastro di ogni civiltà degna del nome.
Alla fin fine ci crediamo anche che le cose stiano così. Anche se. Anche se basta ascoltare, guardare e non fare finta di niente per vedere che l'immensa ingenuità di una simile posizione.
Abusi, violenze, ricatti, emarginazione non sono cose eventi ignoti nel tanto ossannato pilastro della società.
Ma tant'è, i mantra sono inataccabili.
Specie in Italia. Un paese dove un puttaniere divorziato s'è permesso di partecipare a manifestazioni in difesa della famiglia con la benedizione della Chiesa.
E a pagarne il prezzo sono i membri deboli. Come Nicole, ai cui genitori lo stato (con la minuscola) ha permesso di vestirla da uomo, di usare quel nome che per vent'anni lei era stata costretta dalla legge a usare nonostante fosse una donna (e no, non è così semplice o scontato che una trans-donna arrivi a fare l'operazione, anche perché prima di poter arrivare a quel passo ci sono tantissimi passi da fare, anche burocratici e protocollari comprese visite psicologiche su visite psicologiche per assicurarsi che la richiedente rientri realmente nella disforia).
Come dicevo nel titolo: l'estremo insulto a una persona. Ma in fondo chi se ne frega dei capricci di una persona malata (e, peggio ancora, ribelle nei confronti della volontà divina. Una persona così testarda da voler arrivare a modificare e distruggere il sacro tempio che è quel corpo fornitole da dio, anche qui con la minuscola).
Riposi in pace, Nicole.
venerdì 22 agosto 2014
Tutto il mondo è paese
Oggi sono in vena di ricordi: anni fa, una chiacchierata, su una panchina di pietra, con un rumeno, la polizia che fa il suo giro di pattuglia e ovviamente si ferma a controllare tasche e documenti. La solita routine: svuoti le tasche (con piacere, le mie erano piene di fazzolettini di carta usati e, per inciso, ero uno da due pacchi di sigarette al giorno), come mai è qui, da quando vi conoscete, lei dov'è nato (cos'è un test dellla verità? una arguta trappola per beccarmi in fallo?), come mai qui dice italiano?
Perché sono stato adottato circa 25 anni fa (parliamo di un episodio avvenuto tre anni fa).
Apritevi cieli! Mai visto tanta coerenza in una persona. All'improvviso non eravamo più in due a essere dei potenziali criminali spacciatori di droga, io (in virtù dell'adozione) ero stato ripulito ed ero rinato come un onestissimo italiano. Miracoli dell'adozione.
Certo per quel che ne sapeva lui io potevo essere un delinquente della peggior specie ma abbastanza fortunato e vispo da non essersi fatto beccare, ma quello era qualcosa che non poteva essere, ho la faccia da bravo ragazzo, parlo in un italiano corretto (magari un po' affettato quasi da fru fru) ed ero pure stato adottato dunque solo il rumeno era un potenziale spacciatore/delinquente.
Ok, ora che vi siete annoiati con uno scorcio del mio passato rispondo alla vostra domanda: e quindi?
E quindi tutto questo per dire che tutto il mondo è paese e che non ho bisogno di guardare al di là dell'oceano per rendermi conto di quanto sia facile usare due pesi e due misure.
Basta leggere o ascoltare (tele)giornali qui nel bel paese dove persino un italo colombiano stranamente perde le radici sicule (il che è buffo vista la corsa a scoprirsi parenti del sindaco di New York) e solo pochi giornali evidenziano i suoi legami (e quelli del gruppo paramilitare con cui faceva stragi in Colombia) con la 'ndrangheta, e un potenziale sequestratore di bambini viene descritto come confuso e con probabili problemi psichici (il vantaggio di non essere rom o sinti).
Ma d'altra parte se c'è un culto non nascosto per Mussolini, se la FIGC elegge come proprio presidente Tavecchio, se il ministro dell'interno può parlare di vu cumpra perché tanto compare nella treccani (anche pirla compare in quel vocabolario), un motivo ci sarà, no?
Perché sono stato adottato circa 25 anni fa (parliamo di un episodio avvenuto tre anni fa).
Apritevi cieli! Mai visto tanta coerenza in una persona. All'improvviso non eravamo più in due a essere dei potenziali criminali spacciatori di droga, io (in virtù dell'adozione) ero stato ripulito ed ero rinato come un onestissimo italiano. Miracoli dell'adozione.
Certo per quel che ne sapeva lui io potevo essere un delinquente della peggior specie ma abbastanza fortunato e vispo da non essersi fatto beccare, ma quello era qualcosa che non poteva essere, ho la faccia da bravo ragazzo, parlo in un italiano corretto (magari un po' affettato quasi da fru fru) ed ero pure stato adottato dunque solo il rumeno era un potenziale spacciatore/delinquente.
Ok, ora che vi siete annoiati con uno scorcio del mio passato rispondo alla vostra domanda: e quindi?
E quindi tutto questo per dire che tutto il mondo è paese e che non ho bisogno di guardare al di là dell'oceano per rendermi conto di quanto sia facile usare due pesi e due misure.
Basta leggere o ascoltare (tele)giornali qui nel bel paese dove persino un italo colombiano stranamente perde le radici sicule (il che è buffo vista la corsa a scoprirsi parenti del sindaco di New York) e solo pochi giornali evidenziano i suoi legami (e quelli del gruppo paramilitare con cui faceva stragi in Colombia) con la 'ndrangheta, e un potenziale sequestratore di bambini viene descritto come confuso e con probabili problemi psichici (il vantaggio di non essere rom o sinti).
Ma d'altra parte se c'è un culto non nascosto per Mussolini, se la FIGC elegge come proprio presidente Tavecchio, se il ministro dell'interno può parlare di vu cumpra perché tanto compare nella treccani (anche pirla compare in quel vocabolario), un motivo ci sarà, no?
venerdì 15 agosto 2014
Bassa concordia
Mi annoio. Mortalmente. E' più forte di me, vorrei parlare di quanto sono fiero degli italiani che ci rappresentano, del loro spingere la popolazione a fidarsi delle istituzioni, a reagire alla crisi, della loro levatura morale e acume politico e invece no sono desideri irrelizzabili: leggo e ascolto giornali con le dichiarazioni dei nostri politici e sono avvilito, schifato, deluso da quanto in basso riescano a cadere nel loro tentativo di tenere infinitamente in vita il gattopardo.
L'Italia è messa sempre peggio economicamente: dissocupazione altissima, investitori che non si fidano, giovani e meno giovani che migrano (e non solo dal classico bacino di emigrazione, il Sud Italia, ma anche dal Centro-Nord) in cerca non di fortuna ma di possibilità, abbiamo un debito pubblico che continua ad aumentare ecc.. ecc.. e all'economia si aggiunge un elenco di cose che stanno andando in rovina nella nazione che è lungo, troppo lungo. Eppure i nostri politici non sanno nè assumersi responsabilità nè spingere gli italiani a farlo per la situazione appena descritta (e viene il sospetto che i nostri governanti semplicemente non abbiano nè interesse nè voglia nel fare quel primo passo necessario per intraprendere un percorso di ricostruzione reale).
Anzi; peggio ancora; Renzi assume un atteggiamento meschinamente infantile: non sono io, siete voi che siete gufi e brutti e cattivi e l'Europa (leggasi la Germania e la Francia) che non va bene e ci trascina a fondo ecco e ora lo dico alla mamma e alla maestra.
Ma il nostro pil non è sceso per colpa della Germania e della Francia che rallentano, oppure vogliamo far finta che non ci siano stati 30 anni e passa di pessime politiche economiche? Di mancati investimenti in settori strategici? Di favori agli amici degli amici? Di aiuti economici a cordate di imprenditori imprensentabili? E anche in questo caso l'elenco di mancanze (tutte nostre e di certo non imposte dall'Europa) è dolorosamente lungo. L'economia gravemente ammalata è solo uno dei sintomi del malessere in cui versa l'Italia.
Non contento di questo Renzi nel suo consapevole mentire omette quando decide di non sottolineare che in Germania il mercato interno tiene (mentre in Italia siamo in deflazione, ovvero si abbassano i prezzi per spingere la gente a comprare. Una misura disperata, ce lo vedete un commerciante o un imprenditore che decidano di abbassare i prezzi così, per un ghiribizzo del momento?), la disoccupazione è al minimo storico e che questo arresto, per i tedeschi, è il primo dal 2012. Ma perché prendersi cura di essere onesti quando ci si può arrampicare su gli specchi per fare le pernacchie alla culona inchiavabile che governa la Germania?
Sopratutto visto che se siamo nella merda la colpa non è nostra, ma dell'Eurolandia che è messa nella merda?
E l'Italia? Che affondi, come la Concordia e come quel relitto attenda qualcuno che metta de cassoni di galleggiamento, la raddrizzi e, infine, la porti dove poter essere smantellata per trasformare la propria ossatura in soldi (tanto di anno in anno aumentano il numero di marchi italiani, o di asset strategici, che finiscono in mani estere).
Ma è tutta colpa dell'euro e dell'Europa (ironicamente l'unica cosa in cui concordano tutti i partiti sia di governo che di opposizione). Corruzione, criminalità organizzata, connivenza stato mafia, evasione fiscale, burocrazia elefantiaca? Tutto è colpa dell'euro e dell'Europa che è in crisi. Noi stiamo bene, sforniamo riforme che il mondo e l'UE copieranno per rilanciare l'economia e trascinare il mondo in una nuova età dell'oro. A fare da battistrada sarà lui: Renzi il giovane guidato dal patto del Nazareno e dai suoi fedeli alleati del centro destra (che poi sia lo stesso centro destra che nel 2010, in piena crisi, affermava che l'Italia era messa benissimo perché i ristoranti erano pieni. Ecco quello è un particolare irrilevante, secondario e trascurabile) e ogni tanto ci saranno delle soste per permettere a tutti di godersi delle vacanze in allegria.
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