Tre scugnizzi non si fermano a un blocco dei carabinieri, parte l'inseguimento a uno dei poliziotti scappa un colpo e muore un diciasettenne.
In sunto questo è quello che è avvenuto a Napoli.
Lì ci si dovrebbe fermare: al capire la dinamica dei fatti. Senza vittimizzare o colpevolizzare nessuno in modo aprioristico.
Invece no. Sia mai che ci si lascia sfuggire l'occasione da una parte di attaccare le forze dell'ordine (le quali effattivamente potevano evitare di mandare un giovane alle prime armi in un quartiere difficile, se sei un poliziotto e ti parte per sbaglio un colpo be' vuol dire che forse non sei stato ben addestrato), dall'altra di criminalizzare il morto (il quale nel momento del fattaccio come colpa aveva l'essere in tre, senza casco, su un motorino). Un po' come a Fergusson (non mio il paragone ma di alcuni giornalisti, almeno stando al TG2).
Da come ho scritto si capisce bene che lì per lì ho sghignazzato sarcastico al paragone tra l'omicidio di Michael Brown e quello di Daniele Bifolco.
Ma (lo so, vi mancava un mio ma) poi ho visto l'intervista al sindaco De Magistris. Lui esprime il suo rammarico, si augura che la magistratura faccia chiarezza e giustizia perché la vicenda per sè è triste vista anche l'età dei protagonisti (un poco più che brufoloso e un agente sbarbatello).
A quel punto il delirio, la camorra, il quartiere difficile, la disoccupazione, l'abbandono scolastico. L'ex magistrato era decisamente perplesso, che cosa c'entrava la camorra? o la disoccupazione? Ergo la sua risposta rimaneva sempre sulla stessa falsa riga: andava valutato semplicemente la dinamica del fatto, senza criminalizzare nessuno. La giornalista però non era soddisfatta, il fattaccio doveva essere motivato da qualcosa, impossibile pensare a un errore umano di fronte a una ragazzata. No, bisognava dimostrare che tutto era accaduto perché i ragazzi del motorino sono nati e cresciuti non solo a Napoli ma, peggio ancora, a Traiano un quartiere con problemi di spaccio, camorra, disoccupazione vicino al 70%.
Contemporaneamente nei telegiornali RAI andava in onda la cosa che più odio di questi sedicenti giornalisti: il comportamento da avvoltoi, il tuffarsi in una tragedia mettendo in risalto non i fatti ma le emozioni delle persone coinvolte (e l'opinione del prete di turno) amplificando la rabbia e permettendo la strumentalizzazione dell'accaduto a discapito delle forze dell'ordine.
E intanto rimangono il cadavere di un diciasettenne e la vita di un ventiduenne distrutta in quanto verrà ricordato non come qualcuno che ha fatto un errore (dalle stesse dichiarazioni degli agenti non c'erano minacce che giustificassero lo sfoderare le armi) ma come un omicida di innocenti.
Ma alla fin fine e chi se ne fotte di dove sta la verità e di quali siano i fatti. L'importante è l'odio, verso i napoletani (destinati a essere criminali), e verso le forze dell'ordine (destinate a essere covo di assassini impuniti).
Davide Bifolco, 17 anni. Riposi in pace.