Ogni volta che se ne parla gli ultra cattolici urlano al peccato contro dio, all'errore giuridico, al calpestamento della libertà.
Ho perso il conto, anche perchè è difficile seguirlo, delle aggressioni a persone omosessuali, transessuali, bisessuali o di uomini semplicemente effeminati.
Evidentemente la libertà di esistere di vivere senza timori è inferiore rispetto a quella di seminare odio (ma loro mica incitano alla violenza e che cappero persino il papa illuminato ha detto che è lui non è nessuno per giudicare ma insomma cosa cavolo vogliono sti froci, ste lesbiche e quegli scherzi di natura, com'è che li chiamano? ah sì, trans) verso una categoria.
Mi chiedo se ci sarà realmente bisogno di una morte violenta e quasi granguignolesca (ovvero orribile, così violenta e truce da indurre a sperare che si tratti un film horror e non della cruda realtà), perché in Italia finalmente si riconosca che seminare odio e delegittimare, anzi deumanizzare, un gruppo significa alimentare e giustificare la violenza verso i suoi componenti.
Se sei una donna e per me non hai altro ruolo che quello di essere sottomessa all'uomo perché dovrei farmi scrupoli a picchiarti? In fondo sei inferiore e vai messa in riga.
Se sei un negro o uno zingaro o un clandestino e io ti considero un pericolo, un parassita perché dovrei non sentirmi autorizzato a cercare di ucciderti? Perché dovrei sentirmi smosso se ti aggrediscono e cercare aiuto?
Se sei un frocio, e per me sei un malato, un pervertito, un pedofilo, una minaccia alla famiglia, alla società, un peccatore allora perché non dovrei sentirmi tranquillo e giustificato nell'aggredirti?
E sopratutto perché ci dovrebbe essere differenza se ti aggredisco perché il tuo essere mi urta e se ti aggredisco perché mi hai graffiato la macchina? E' la stessa cosa, no? Paro, paro. Mica la mia agressione implica una società e dei leader politici e religiosi che trasformano persone in bersagli dipingendoli come privi di umana dignità.
C'è già una legge sulle aggressioni, perché modificarla? Perché calpestare la liberta di espressione altrui, perché complicare le cose in un sistema giudiziario già ingolfato e incasinato?
Già, perché.
In fondo basta che i maschi siano maschi in toto e che i finocchi non si facciano notare fuori dai ghetti loro concesi (ma anche lì, nei così detti cruising all'aperto, non si è al riparo da aggressioni o insulti, ma in fondo è proprio per quello che hanno concesso i ghetti al chiuso.. ah ma già, anche in quei casi se non ti ci avvicini con la dovuta cautela rischi l'aggressione).
In fondo mica vivranno con la sottile perenne paura che qualcuno possa aggredire un frocio, una coppia di pervertiti che si bacia o si tiene per mano, o una mezza checca che per l'amor del cielo potrebbe anche smettere di scheccare e fare il maschio.
Io, per sicurezza continuerò ad allenarmi a non essere visibile, ad asecondare uno stato per il quale è normale che io e la mia libertà di essere me stesso senza paura per la mia incolumnità non esistiamo.
E adesso zitti, tutti. Fino alla prossima agressione, sperando non ci scappi un morto e che non sia granguignolesca perché vedere leggi nascere non per raziocinio ma per morti crudeli (come negli USA dopo il caso Matthew Sheppard e in Cile dopo l'omicidio di Daniel Zamudio) è una sconfitta.
giovedì 6 agosto 2015
mercoledì 7 gennaio 2015
Mentre danzano gli avvoltoi.
Io voglio parlare del 22 luglio 2011. Ero a Pisa, ricordo che rimasi scioccato dalle notizie che arrivavano dalla fredda Norvegia: un attacco terrorista, un uomo armato con esplosivi e armi automatiche massacrava persone inermi, disarmate, non preparate per un attacco.
Strano che io scelga proprio oggi per parlarne.
Ma oggi più che mai è necessario.
Le Pen, Salvini, Gasparri hanno già iniziato ad affilare le loro armi dialettiche, pronti a cavalcare l'indignazione e la rabbia che la strage alla redazione di Charlie Hebdo provocano.
E cosa c'entra Utoya?
Forse sono uno di quelli che "ma tanto c'è di peggio"? O un bastian contrario a tutti i costi?
No, e no.
E allora? Ecco ritengo la memoria fondamentale.
A Utoya c'era un biondissimo norvegese filo nazista, oggi gli autori sono due bruni arabi estremisti islamici.
I due opposti, letteralmente. Accomunati da una cosa sola: il coraggio dell'estremismo. Quello fatto di armi, pianificazione e assalto a persone disarmate, inermi, inoffensive (come il poliziotto ucciso mentre a terra disarmato o gli adolescenti terrorizzati di Utoya), quel coragggio.
E l'estremismo.
Questo è il nemico reale, l'Europa dovrebbe ricordarlo bene. La lista di guerre, genocidi, massacri, morti in nome dell'estremismo, l'elenco è lungo, troppo lungo.
Non bisogna dimenticarlo, mai. Ed essere pronti a ricordarlo a gente come i politici citati.
Gente senza arte ne parte che può sperare nei benefici della politica proprio cavalcando gli estremismi.
Che è quello di cui l'Europa civile, laica, liberale, democratica non ha bisogno.
Per rispetto di quei morti, di quei ragazzi, di questi disegnatori.
Per questo più che lo sghignazzare di avvoltoi affamati credo sia meglio ricordare Utoya e le manifestazioni che stanno fiorendo spontaneamente.
I terroristi vogliono seminare terrore, i politici fanatici vogliono alimentarlo per poterne mangiare (perché, siamo seri, a Le Pen, Salvini, Gasparri e simili poco importa di altro che non sia la loro tasca).
E' per questo che serve ricordare.
Strano che io scelga proprio oggi per parlarne.
Ma oggi più che mai è necessario.
Le Pen, Salvini, Gasparri hanno già iniziato ad affilare le loro armi dialettiche, pronti a cavalcare l'indignazione e la rabbia che la strage alla redazione di Charlie Hebdo provocano.
E cosa c'entra Utoya?
Forse sono uno di quelli che "ma tanto c'è di peggio"? O un bastian contrario a tutti i costi?
No, e no.
E allora? Ecco ritengo la memoria fondamentale.
A Utoya c'era un biondissimo norvegese filo nazista, oggi gli autori sono due bruni arabi estremisti islamici.
I due opposti, letteralmente. Accomunati da una cosa sola: il coraggio dell'estremismo. Quello fatto di armi, pianificazione e assalto a persone disarmate, inermi, inoffensive (come il poliziotto ucciso mentre a terra disarmato o gli adolescenti terrorizzati di Utoya), quel coragggio.
E l'estremismo.
Questo è il nemico reale, l'Europa dovrebbe ricordarlo bene. La lista di guerre, genocidi, massacri, morti in nome dell'estremismo, l'elenco è lungo, troppo lungo.
Non bisogna dimenticarlo, mai. Ed essere pronti a ricordarlo a gente come i politici citati.
Gente senza arte ne parte che può sperare nei benefici della politica proprio cavalcando gli estremismi.
Che è quello di cui l'Europa civile, laica, liberale, democratica non ha bisogno.
Per rispetto di quei morti, di quei ragazzi, di questi disegnatori.
Per questo più che lo sghignazzare di avvoltoi affamati credo sia meglio ricordare Utoya e le manifestazioni che stanno fiorendo spontaneamente.
I terroristi vogliono seminare terrore, i politici fanatici vogliono alimentarlo per poterne mangiare (perché, siamo seri, a Le Pen, Salvini, Gasparri e simili poco importa di altro che non sia la loro tasca).
E' per questo che serve ricordare.
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