lunedì 31 marzo 2014

Liberi di abusare

Sono ossessionato, in modo ordinato però. Le mie fisse hanno ordini di priorità ben precisi: alla base c'è la curiosità verso praticamente tutto. Davvero è una cosa che impressiona persino me' stesso. Salto da una cosa all'altra prendendo informazioni da questo e da quell'altro, ma se vedo roba di politica riesco a concentrarmi di più ignorando per un po' il resto. Un po' più in alto come ordine di priorità c'è tutto il mondo che ruota intorno a emarginazione, ingiustizia sociale, razzismo. 

Ma quello che veramente riesce ad occupare la mia mente monopolizzando i miei pensieri sono gli abusi sessuali, specie su minori e bambini.
Posso essere distratto da mille pensieri o star scorrendo velocemente da una pagina internet a un'altra ma noto immediatamente queste notizie. Così non mi è passata inosservata (nonostante il minimo risalto che le è stato dato) questa simpatica uscita del vecchio Cardinal Bagnasco.

Più lo sento parlare più mi rendo conto perché quest uomo ha un tale potere in Italia. E' un rappresentante del peggior tipo di maschilismo e mentalità patriarcale. Sospetto che se ne vedesse l'utilità combatterebbe per un ritorno al buon vecchio e sano diritto romano, quello che concedeva la patria potestas al pater familias concedendogli anche vitae necisque potestas
Il tutto ovviamente nascondendolo dietro a parole di facile presa sul volgo. Come in questo caso in cui parla di necessità di proteggere la privacy delle vittime e delle loro famiglie e (essendo un abile sofista, uno di quelli che, se la dialettica fosse una gara di tuffi, farebbe senza alcun problema e con assoluta non chalance tripli salti mortali carpiati all'indietro con mezzo avvitamento e pure con gli occhi bendati) lavandosi la coscienza con un banalissimo affermare che per la Chiesa un obbligo morale è ben più pressante di un obbligo giuridico. Sarà. Ma le punizioni morali sono aria fritta.

E tali per cui una persona può tranquillamente sbattersene (dovrebbe esserci in giro dalle parti della Sicilia un sacerdote che condannato, stranamente anche dalla curia, ha tranquillamente ribadito che lui si trovava bene dove stava e no, non si sarebbe assolutamente mosso da lì e sfidava qualcuno dei suoi superiori anche solo a provarci) che poi privacy de che? Una denuncia di abuso può essere gestita in moltissimi modi evitando pubblicità alle vittime.
Qualcuno dovrebbe parlare con Bagnasco e spiegargli che quello che una vittima di stupro vuole è, per lasciarsi indietro tutto e provare a ripartire, giustizia. Denunciare o solo accennare al fatto di aver subito molestie richiede una forza impressionante, significa andare oltre il senso di sporco e di colpa che si prova, implica smettere di chiedersi cosa si è fatto di sbagliato per meritarsi di essere usato in quel modo, di mettersi in dubbio perché magari forse ero stato io a provocarlo e così via. 

E' difficile parlare di un abuso subito quando a compierlo è un estraneo, ancora più complicato diventa farlo quando il carnefice è una persona che dovrebbe avere un ruolo di guida e di supporto morale, uno che magari ha la stima anche dei proprio genitori o della propria famiglia.
Sapere che esporsi (il che significa comunque dover affrontare il rimprovero di una buona fetta della comunità per la quale no, no assolutamente impossibile è così un brav uomo si dà tanto da fare aiuta tanto i giovani dice così belle parole quasi ispirate dallo spirito santo) rischia di essere inutile perché andrà a sbattere contro un muro di gomma fatto di omertà ovviamente scoraggerà le vittime da rivolgersi alle autorità ecclesiastiche (perché, purtroppo, in questi casi le persone invece di passare direttamente alla giustizia civile danno una chance a quella ecclesiastica).

E così i tonacati (ed i laici intorno ai tonacati) che sbavano per ragazzine e ragazzini e bambine e bambini staranno gongolando e applaudendo all'immensa umanità di quest'uomo che si preoccupa così tanto della privacy. Loro. Perché una vittima di stupro sarebbe pronta anche a rinunciare alla propria privacy per vedere i bastardi marcire in galera (nella speranza che nei carceri vi sia realmente poco amore da parte dei criminali verso stupratori specie di minorenni e bambini).

Guide morali. Bagnasco. Per chi ama le concidenze è un cognome che inizia con la B.

Come  quella del padrone d'Italia che per vent'anni ha portato ad un abruttimento morale della nostra società, un abruttimento tale che nessuno si scandalizza per l'uscita di Bagnasco. Magari si fanno spallucce e si gira a guardare i propri di figli e figlie.
Odiio cosa sto dicendo? Niente di strano. Il doppio (che poi mi ci vuole coraggio a chiamarlo così, cosa intendo è palese) giust'oggi sentivo al telegiornale una cosa, che a me non ha sorpreso affatto: il nuovo rapporto di telefono azzurro testimonia un aumento degli abusi ai danni di bambini, bambine e adolescenti. Abusi che avvengono per la maggior parte dei casi all'interno delle mura di casa.
Com'è che si dice? Italiani brava gente?

Per finire questa volta cito il vangelo di Matteo (18:6) con una delle prese di posizioni più violente del Cristo, per i puristi del Vangelo è bene ricordare che scandalizza in quel contesto sottintende esattamente abusi.
Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.
 Hell is for children - Pat Benatar

sabato 22 marzo 2014

Essere o non essere, normale o non normale (sulle note di Ebony and Ivory di Paul McCarthy e Stevie Wonder)

Sapete?Sono sudamericano. Davvero, ci sono nato in Sud America e per ben dieci annni ci sono anche cresciuto, poi sono stato trapiantato in Italia e sono diventato Italiano. Ma non ero soddisfatto e così alla fine ho deciso che sono italo colombiano. Mbe'? Fortunato, ma a noi?
Parlo di Identità (yup, con la maiuscola). 
E' qualcosa di fondamentale per una persona. Essendo cresciuto in un paese con un forte senso dell'identità nazionale arrivato a un certo punto in mancanza di altri riferimenti mi attaccai come una sanguisuga a questo per riuscire a definire la mia individualità. Uaho. Un triplo carpiato di ragionamenti e sofismi per trovare una risposta a un buco formativo che non riuscivo a riempire in nessun modo. (mi dispiace per voi ma oggi sono in versione sibilla cumana ovvero criptico). Parlavo di vuoti, per anni non sono riuscito a capire chi ero, perché non solo non avevo modelli di riferimento in cui volessi riconocermi ma non mi rendevo conto che prima di tutto io sono io e che il concetto di normalità è decisamente sopravvalutato da moltissime parti.
Cosa voglio dire? Abbiate pazienza (oh, sono prolisso e devo contenermi quindi mi diverto in questo modo) prima voglio mettere il link alla notizia che ha liberato il logorroico inside me:
Inchiesta su sesso e adolescenti - Inchiesta del FQ parte III
C'è una frase che ha catturato la mia attenzione da bambino con ADHD. La cito testualmente "....Se non mi insultano, in giro, è solo perché io non mostro la mia omosessualità. Mi vesto normalmente, mi comporto normalmente"  i corsivi sono miei perché in quelle parole di questo adolescente vedo moltissimi dei pensieri che ho dovuto combattere da solo per arrivare ad accettarmi non tanto come maschio che si sarebbe rigirato tra le lenzuola  con altri maschi ma come persona con le sue passioni, i suoi difetti e tutti quei bei discorsi lì.

E' davvero difficile riuscirci in un mondo che sa parlare solo per stereotipi ed etichette (la sigla LGBT adesso è diventata LGBTQI e facebook negli USA fa furore tra le associazioni e gli attivisti pro emancipazione per aver messo più di 20 etichette per il genere) mandando in cortocircuito gli adolescenti, specie quegli omosessuali che devono districarsi tra gli input assurdi su cosa significhi la mascolinità e la femminilità e estremizzazioni al limite del caricaturale della parte più visibile e caciarona della comunità omosessuale (specie quella maschile) che invece di sbolognare il concetto che esistono individui e basta ha concimato i pregiudizi sui gay al punto che gli stessi ragazzini pensano che essere omosessuali implichi essere flamboyant, sensibile, con buon gusto (!), fissato con l'ultima starlette della musica pop e desideroso di relazioni sentimentali che scimmiottino quelle etero.

Esattamente quello di cui (non) ha bisogno un adolescente e il tutto con il plauso delle associazioni che da una parte si propongono come paladine dell'emancipazione e combattono (il corsivo perché dire che in Italia si lotti è ridicolo) per cause giuste dall'altra sono ostaggio di una frazione estremista che non ne vuole sapere di mollare un centimetro ammettendo che di determinati diritti se ne ha bisogno in quanto siamo principalmente persone e cittadini e non definiti in tutto e per tutto da chi ci portiamo a letto specie se questo implica molti sottintesi perfettamente sottolineati (anche se inconsapevolmente e ingenuamente) dal ragazzino intervistato dalla Borromeo quali l'accettare di far parte di una comunità che è altrettanto aggressiva ed emarginante degli omofobi (chiedetelo a un bisessuale quanto realmente è ben accolto o fate caso all'uso denigratorio che viene fatto del termine passiva o quanti problemi abbia un uomo virile, nel senso dello stereotipo, qualora preferisca il ruolo passivo, oppure il fatto che la cura del corpo venga vista come un'esclusiva omosex, cosa che ha portato alla nascita della ridicola etichetta metrosexual per definire i maschi eterosessuali che ci tengono al proprio aspetto e curano anche l'abbigliamento) e in cui viene tollerato che gli stessi ambienti siano frequentato da uomini e ragazzini impedendo di fatto un maturare dei primi e una crescita corretta dei secondi. Ma in fondo, come detto siamo immaturi (mi ci metto anche io) dannatamente, abbiamo bisogno di crescere. Chissà magari dicendo a questo ragazzino e ad altri come lui che le etichette non hanno senso e che un individuo è un'insieme di cose di cui il portarsi a letto questo o questa o tutti è solo una parte (seppur importante).
Ebony & Ivory - Paul McCarthy & Stevie Wonder
Nulla al mondo è normale. Tutto ciò che esiste è un frammento del grande enigma. Anche tu lo sei: noi siamo l'enigma che nessuno risolve.

Jostein Gaarder, C'è nessuno?



mercoledì 19 marzo 2014

Quando non sai cosa scrivere fallo comunque

E  mica è facile. Insomma ho questa fissa di dover essere originale in quello che scrivo (obiettivo che fallisco miseramente ma non è colpa mia, giuro, è che mi disegnano così) ma poi mi vince la pigrizia, perché in fondo sono una apecie di ghiro che cerca di farsi passare per essere umano.
Comunque sia, messa da parte un bel po' della mia voglia di stare al caldo sotto il piumone con le gatte a fare le fusa e a riscaldarmi (ho mai detto che sono freddoloserrimo?), ho deciso di gironzolare un po' per la rete in cerca di argomenti e informazioni. Come sempre ho iniziato guardando alcune cose per poi virare decisamente verso tutt'altro tipo di argomenti e alla fine ho deciso di fare un post su un argomento che ho sempre accennato ovvero il mio rapporto conflittuale con il movimento omosessuale italiano (che è l'unico che conosco).
Prima di lanciarmi nella mia filippica tre link alle home page di tre associazioni per i diritti della comunità LGBTQIXYZ e chi più ne ha più ne metta di tre nazioni diverse e a differenti stadi di sviluppo per quanto riguarda la materia. Il primo link è norvegese, il secondo americano il terzo è quello italiano. 
Confesso subito che non ho nulla contro il socializzare e il divertimento. Ma (sì, faccio abuso di questa avversativa) salta all'occhio come l'LLH e la GLAAD di tutto parlino nei loro siti fuorché di socializzare e divertirsi. Forse perché il loro obiettivo non è quello di sfruttare i soci per fare soldi favorendo l'immaturità degli stessi ma di lottare per l'emancipazione e l'uguaglianza della minoranza da loro rappresentata.
Ora fosse stato un link a margine non ci sarebbe nulla da obiettare. Il problema sorge perché il link è allo stesso livello di quelli che dovrebbero essere i più importanti quasi il socializzare e il divertirsi abbiano qualcosa a che vedere con la lotta per i diritti e per l'emancipazione.
Ironicamente tra i tre paesi citati quello iù indietro in materia è proprio l'Italia. Che è anche incredibilmente immatura visto che i locali per socializzare altro non sono che la versione al coperto, con la vendita di alcolici e bibite e con l'animazione dei famigerati luoghi di incontro all'aperto o delle chat in cui la socializzazione tende ad accadere raramente essendo luoghi dove in pratica si va per trombare (magari lavandosi la coscienza dietro due chiacchiere e innamoramenti che durano un giorno o meglio una nottata), cosa così radicata che sono pochi i locali che non abbiano delle dark room (o una comoda pineta dietro l'angolo).
Davvero una cosa essenziale per la lotta per i diritti che dovrebbe caratterizzare Arcigay. Ma in fondo se non hai il pane visto che l'Italia è uno dei paesi occidentali più arretrati per quanto riguarda l'integrazione della comunità non NE (Non  Eterosessuale, molto più breve e più omni comprensiva come acronimo), dicevo se non hai il pane almeno devi fornire il circo magari sbolognando questa come una grande vittoria (prima dovevate fare sesso di nascosto e non avevate possibilità di cercare di costruire qualcosa di duraturo se non con tantissime difficoltà, adesso avete le stesse difficoltà ma potete svuotarvi senza gelarvi le chiappe).
E mentre arcigay spreca risorse a fare pubblicità ai propri locali l'Italia continua a rimanere immobile e a quella minoranza in cerca di qualcuno che lotti realmente per loro (magari ottenendo qualche risultato) non rimane che attendere sperando che la propria sessualità o identità di genere non diventino un'ostacolo per la propria vita.
Nel frattempo? I soliti politicanti da quattro soldi guidato dalla loro cieca ambizione usano Arcigay come trampolino di lancio per arrivare a questo o quello scrano.
Blind ambition - The Partisans 
La stitichezza ha questo di bello: ci dà il senso della lotta e il piacere, poi, della vittoria.
Roberto Gervaso, Il grillo parlante, 1983

lunedì 10 marzo 2014

Tolleranza e intolleranti (sulle musiche di One Vision)

Ho una certa fissazione per le lingue straniere in parte per piacere, in parte perché conoscere qualche lingua in più può tornare sempre comodo che sò ad esempio masticare l'inglese mi permette di ampliare il raggio di ricerca informazioni (ritengo che aggiornarmi su come vanno fuori dall'Italia gli argomenti che ritengo sia un ottimo allenamento per la mia flessibilità e per maturare le mie idee). Dunque facendo il mio solito giro mi sono imbattuto in questo articolo di The Week.
Intolleranza degli omosessuali USA
 L'argomento è decisamente interessante: la comunità LGBTQI (no, non è una crisi di dislessia è che la sigla negli ultimi anni è aumentata per comprendere altre sfumature della sessualità e del genere) dovrebbe comportarsi correttamente nei confronti dei conservatori che sono stati sconfitti clamorosamente su un argomento fondamentale come l'equiparazione dei matrimoni omosessuali ed etero sessuali. Per me è interessante non perché qui in Italia sia stata fatta la benche minima apertura verso gli omosessuali o crepa (per quanto invisibile) nello stigma sociale che colpisce i LGBTQI (no, davvero è ridicola tutta questa sfilza di lettere)

Ci sarebbe da citare Rousseau (o Voltaire o chi cappero lo ha detto, l'importante è il significato) e ribadire che non condivido la tua idea ma morirei perché tu possa esprimerla. Il che è sacrosanto si chiama libertà di espressione. Ma qui casca, per me, l'asino del ragionamento dell'articolista: questo non implica in alcun modo che si debba essere dei signori ed evitare di chiamare per nome gli atteggiamenti dei conservatori. Un bigotto rimane un bigotto. E la libertà di religione non implica in alcun modo che vi debba essere rispetto nei confronti di chi rispetto per gli altri non ne ha sfruttando il proprio credo.

Essere tolleranti non sottintende essere pronti a chiudere gli occhi e ignorare tutto quello che in nome della religione è stato fatto passare (e si fa passare) come giusto. Il rispetto è una cosa biunivoca e che va conquistata. Un cattolico (ovviamente sposto il ragionamento alla nazione in cui vivo) che piagnucola perché le sue idee vengano rispettate ha la stessa credibilità di un soldo bucato. Perché il cattolico medio un atteggiamento di tolleranza non lo ha e nemmeno cerca di  svilupparlo.

Ricordo un'intervista a una integralista cattolica insoddisfatta perché il nuovo papa faceva troppe aperture e quindi marginalizzava i bigotti. E nei miei occhi sono ancora vividi gli insulti usati tranquillamente nel parlare (anche di persone aperte sull'argomento sessualità) o le posizioni di un Giovanardi o i ragazzini  che si uccidono perché bullati o l'obrobrio della riforma della Turco-Mancino.  Quindi non c'è modo di richiamare a una parità. Un omosessuale non deve in alcun modo rispettare o fingere che non vi sia altro che fanatico bigottismo dietro a certe posizioni.

Sinceramente, però, dall'articolo voglio allargarmi a un'altro discorso. Ovvero ritengo che la comunità LGBTQIYZXYZ (sorry, è più forte di me le etichette mi fanno venire i brividi) debba sì mostrarsi migliore dei bigotti ultra religiosi ma non nel sorridere placidi quando riescono a ottenere una qualsivoglia vittoria sul fanatismo conservatore, quanto piuttosto nell'essere tolleranti e rispettosi verso le varie sfumature che mettono nel gigantesco acronimo non solo di facciata ma nei fatti.

Urlare e chiedere il rispetto per le più di cinquanta sfumature di genere e sessualità è sacrosanto ma sarebbe molto più credibile ed efficace se al proprio interno si appliccasse quella stessa regola. Invece chiunque abbia mai frequentato anche solo un minimo la società LGBTQIYWRET sa bene che è fermamente divisa in micro cosmi fortemente separati (leather, vanilla, passivi, attivi, travestiti, omosessuali, bisessuali, trans) che interagiscono tra di loro in modo marginale e sporadico tendendo ad accentuare moltissimo le propria lettera come se il costruire la propria identità di persone (persone sì, non omo trans inter quer cis non standar sessuale) dovesse gioco forza passare per l'essere aggressivi e arroganti con chi non fa parte del nostro orticello (cosa che sanno bene i bisessuali e tutti gli e le omosessuali che non fanno parte di quella fetta che è visibile e preferisce vivere la propria vita in altri modi).

La colonna sonora? Ovviamente One Vision dei Queen.
One Vision Live at Wembley 1986 
La tolleranza dovrebbe in verità essere solo un sentimento transitorio: essa deve portare al rispetto. Tollerare significa offendere.Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, 1833 

domenica 2 marzo 2014

Il corpo è mio ma non posso gestirlo (Audio? Salt 'N Pepa's None of your business)

Direttiva UE sulla prostituzione
Uno dei mantra del femminismo degli anni 70 era il corpo è mio e lo gestisco io. Prostituzione e aborto dimostrano come quello che dovrebbe essere un dato di fatto sia invece ancora argomento di discussione.
La direttiva dell'UE (che pare decisamente influenzata dalle posizioni svedesi in materia) è un lampante esempio di come il corpo della donna sia considerato come qualcosa che va protetto a priori e la donne stesse come incapaci di decidere autonomamente specie se in materia di incolumnità.
Nel farlo si fa anche di un erba un fascio e si generalizzano le situazioni. Dimenticando che il sesso a pagamento è la professione più antica del mondo e che nessuna legislazione per quanto severa è mai riuscita a sradicarla da nessuna parte del mondo.

L'argomento è spinoso (cosa che va ammessa) e quindi non andrebbe semplificato riducendo il tutto a prostitute cattive vs clienti adescati ovvero clienti crudeli vs donne schiavizzate. C'è situazione e situazione. 
Non tutte le prostitute sono schiave o vittime di un mondo crudelmente maschilista, non tutti i clienti sono irresponsabili che si rivolgono alla fetta di mercato costituita o da minorenni o da donne costrette con la forza e la violenza a vendersi. 

Uscite come questa dell'UE, seppur mascherate di ottime intenzioni, sono deleterie perché portano a una esacerbazione della situazione favorendo il sorgere di zone d'ombra che andranno di fatto a penalizzare i soggetti che si vogliono difendere (in questo caso quelle donne più o meno giovani costrette con la violenza o da situazioni di degrado a prostituirsi) il tutto con un'aura di paternalismo che è fastidiosa.
Una donna (che lo si giudichi moralmente accettabile o meno) può decidere in piena autonomia di sfruttare il sesso come lavoro e sbocco professionale. Ne ha il sacrosanto diritto senza che qualcuno venga a dirle che no, non lo deve fare perché la prostituzione è segno dell'imperante maschilismo e retaggio di una cultura patriarcale che tratta la donna come un mero oggetto e senza essere considerata come un essere fragile a cui va indicata la buona strada e che necessità di protezione contro questo triste mondo malato.

Uno stato, la società stessa, dovrebbero vigilare affinché nel mercato del sesso non vi sia spazio per gli abusi, assicurarsi che (come succede con altre forme di commercio) ci siano regole che garantiscano professionalità da parte delle escort garantendone allo stesso momento l'incolumnità da violenze fisiche (quante prostitute vengono violentate o costrette a rapporti sessuali non conformi a quello pattuti perché in fondo sei solo una puttana e se ti pago fai quello che dico io e come dico io?Quante subiscono rapporti così violenti, ti pago per godere quindi stai zitta subisci e non lamentarti, anche se patuiti, da avere problemi come perforazione dell'utero, ferite, squarci, all'ano? Quante si prendono malattie come Epatite C, Papilloma Virus, Epatite B, Sifilide, Gonorrea, Candida, HIV?) e psicologiche (quante ragazzine vengono abitualmente violentate a pagamento in Italia, in Europa? Quante subiscono sui marciapiedi aggrappandosi, come unica disperata ancora per l'equilibrio psichico, all'idea che stanno proteggendo la propria famiglia? Quante negli anni diventano aride, ciniche e pronte a trasformarsi esse stesse in carnefici?). 

Affrontare l'argomento in modo maturo significa riconoscere la dignità di essere umano completamente senziente alla donna e quindi anche la possibilità che faccia scelte che possono non piacere ma che agli uomini sono concese (mai sentito tanto scalpore nei confronti degli escort e prostituti maschi, e solo da poco si parla de turismo sessuale di matrice femminile. Che un escort possa scegliere di farsi pagare per soddisfare una donna è qualcosa di moralmente diverso dalla stessa scelta fatta da una donna?). Ma fare scelte mature impliccherebbe molte cose, una crescita sociale che siamo ben lungi dal raggiungere: gli uomini (e le donne) hanno istinti carnali che costituiscono un mercato fruttuoso, la cultura ha portato i maschi a trovare modi alternativi per sfogare quella furia sessuale generata da una bigotta e cieca sessuofobia e da una struttura sociale che non permette vie d'uscita alla monogamia (ironicamente l'islam, ma anche l'antico ebraesimo, prevedevano la poligamia e il concubinato proprio e anche per questo, e ci sono, poche, culture matriarcali in cui la donna può essere poliandrica) e che condanna come peccaminosa ogni forma di soddisfazione sessuale (la donna ricordiamolo o è santa o è puttana e nessun brav'uomo vuole accanto a sè una sgualdrina) che vada oltre la missionaria, la società dovrebbe anche rendersi conto che la tolleranza (che c'è anche in quei paesi dove la prostituzione è ostracizzata come l'Italia) al mercato del sesso è legata anche al fatto che è una scappatoia per le donne autoctone le quali possono fingere di non vedere e non sapere mentre i loro compagni sfogano le loro perversioni su schiave che sono per la strada.

Criminalizzare i clienti piuttosto che le prostitute non risolverà nessuno dei problemi di cui sopra (problemi che riguardano anche la prostituzione di minorenni maschi appartenenti a etnie emarginate, sulla quale la polizia spesso e volentieri chiude gli occhi), anzi legittimerà ancor di più i clienti a sfogarsi sulle donne e ragazze che sono sulla strada (una escort ha modi per diffendersi: prende appuntamenti, ha siti che la pubblicizzano, riceve o in alberghi o in appartamento, spesso nel servizio fornisce la parte di accompagnamento il che dà visibilità indiretta a chi si accompagna a lei) per il semplice fatto che oltre che pagare ora si mettono anche a rischio.

Ma la prostituzione è uno di quegli argomenti che generano imbarazzo, che lasciano aperture a comportamenti paternalisti o vittimisti, che non vengono affrontati con il dovuto distacco e finiscono per limitare le libertà della donna (ehi, c'è chi vende armi per guadagnare. Io voglio vendere il mio corpo qual'è il problema? Non ti va bene? Non cercare e non usufruire di sesso a pagamento, facile no?) e dell'uomo (sì voglio del sesso veloce, senza impegni  e che non richieda fatica per il corteggiamento e magari con una donna che di solito non mi guarderebbe nemmeno, e allora?). 

E mentre si attende che la società cresca le donne vengono ridotte a persone con libertà decisionale limitata e il problema dello sfruttamento della prostituzione e della tratta di schiave continua a fruttare miliardi alla criminalità e a distruggere vite (compresa quella di ragazzine agli inizi della pubertà).

Tant'è. L'importante è lavarsi la coscienza, accontentare i bigotti moralisti e guardare da un'altra parte (e se le donne vogliono fare le escort cazzacci loro che non capiscono che è un modo per asservirsi al maschilismo patriarcale della società).

Come colonna sonora? Le Salt 'N Pepa con la loro None of your business (che, adattando in vernacolo italiano, suona più o meno "fatti li ca**i tuoi")
Salt N' Pepa - None of your business
“Dogs have hair. Cats, fur.
Dogs whine, yip, howl, bark. Cats purrr.
I say: No contest.” 
Lee Wardlaw, Won-Ton: A Cat Tale Told in Haiku



  

sabato 1 marzo 2014

Wannabe sluts (ragazzine precoci e innocenti adescati) [Sound track? Sweet Painted Lady di Elton John]

In questo paese tutti rimangono sconvolti (o meglio "sotto choc" come piace scrivere ai giornalisti nostrani) quando si scopre che la prostituzione minorile non solo esiste ma è uno dei motori principali del mercato del sesso. Da stupirsi (positivamente) ci sarebbe sì ma non perché delle ragazzine decidano di vendersi piuttosto perché un cliente decide di denunciarle quando capisce che ha davanti delle poco più che bambine.
 Genova, due ragazzine di 14 e 15 anni si prostituiscono
Chissà se vedrò mai il giorno in cui la società smetterà di fare finta di non sapere o vedere come realmente funziona il mondo: la carne fresca attira, una ragazzina che sta sbocciando è di una bellezza che non passa inosservata e che genera fantasie (che dovrebbero rimanere tali). Ne dubito. Perché manca la maturità necessaria ad accettare il fatto che i maschi non sono esattamente dei santerelli. Ma, sopratutto, manca la volontà di smontare una serie di pregiudizi e la componente patriarcale (nonché deresposabilizzante) della nostra società. Leggere gli articoli a riguardo di quanto avvenuto (prima a Roma ora a Genova) è frustrante.

Il giornalismo di cronaca dovrebbe essere obiettivo e raccontare semplicemente i fatti lasciando agli opinionisti il fornire un'interpretazione e il dare un giudizio. Come sempre la teoria è ben lontana dalla pratica. Questo articolo è quello più avvilente, per i toni, tra quelli che ho letto. I termini e il modo in cui li si usa mirano alla criminalizzazione delle due adolescenti dipinte come delle svampite viziate che per arrotondare la propria paghetta decidono di darsi al meretricio adescando (adescare, un verbo con una marea di sottintesi moralistici, si adesca un bambino, chi viene adescato è una vittima) uomini sul web.

Più che avvilente è da infuriarsi perché si sottintende che i clienti delle ragazzine siano delle povere vittime sedotte da delle prostitute e non uomini che volontariamente cercano donne per sesso a pagamento e che tranquillamente se ne sbattono dell'età (ma immagino già l'obiezione: sembravano adulte, cosa devo fare chiedere la carta di identità? E così via.. ...) anzi probabilmente sono ancora più eccitati dal poter mettere le mani su delle minorenni giovanissime per prezzi stracciati e senza rischiare quel minimo di stigma che potrebbe essere l'adescare una minorenne per una sveltina (in questo caso il verbo è usato correttamente).

Altro punto critico è il continuo accenno all'arrotondamento della paghetta per potersi pagare trucchi e piercing. Ah queste sgualdrinelle viziate che vogliono truccarsi (puttanelle) e farsi i piercing. Come se fossero queste le cose denigrabili. Viviamo in una società dove il culto per l'immagine è stato portato all'estremo, siamo bombardati dal concetto che bisogna spendere e spendere per rendersi fighi ed essere popolari, in Italia abbiamo fior di esempi di donne che hanno usato il proprio corpo per diventare benestanti o acquisire posizioni di comando (ministri, parlamentari, consigliere regionali), non si insegna alle ragazze e ai ragazzi a darsi da fare perché tanto mamma e papà pensano a tutto. Quanti genitori fanno capire ai propri figli che i piaceri ed i desideri della vita richiedono sforzi? Quanti impongono alla prole di trovare lavori estivi o stagionali (che sia volantinaggio, dog sitting, baby sitting, lavaggio delle macchine) per sopperire ai costi di ricariche telefoniche, uscite e così via? Ben pochi temo. Però tutti poi rimangono sconvolti se le proprie figlie decidono di sfruttare un mercato come quello del sesso minorile. 

Queste piccole troie. Che poi vanno pure a piangere davanti ai carabinieri!! 
E invece dei clienti cosa dicono gli articoli? Di quei maschi che sono stati con queste ragazze per realizzare le loro perversioni? Di quelli? Solo un accenno, una o due righe per dire che la polizia sta cercando i trenta/quarantenni adescati dalle due ragazze. Adescati. Come i poveri pesci che finiscono all'amo, o gli animali che incappano nelle esche dei cacciatori. Già. Come se sfruttare la prostituzione (abusare, perché di abuso si tratta, di ragazzine lavandosi la coscienza perché le si è pagate è sfruttamento, come lo è cercare sesso a pagamento nelle strade dove la maggior parte delle lavoratrici sono schiave) non fosse grave. 

Ma in fondo loro sono ragazzine viziate in cerca di trucchi e piercing e i clienti dei poveretti adescati dalle due puttanelle. I conti tornano, no?
Sweet painted lady - Elthon John
“Cats don't need to be possessed; they're evil on their own.” 

Peter Kreeft