mercoledì 3 dicembre 2014

E vai con il walzer dell'ipocrisia

Una cosa che mi ha fatto sempre sghignazzare è come si difendano tanto i feti con tanto di interventi di capi religiosi, politici, ostracizzazione dell'aborto e di chi difende la libertà di scelta di una donna, ma poi dopo la nascita del feto tutti se ne strafreghino.
I giornali parlano solo dei casi eclattanti di stupri (possibilmente se commessi da extra comunitari), di pedofilia e relativi abusi sui minorenni, adolescenti o pre puberali, di solito quando finiscono con la morte del minore (vedasi il caso Gambirasi, quello di Fortunata Loffredo, ora quello di Andrea Loris Stival) o quando c'è il coinvolgimento del clero (ma in quei casi il clamore giornalistico dura quanto un battito di ciglia).
Inchieste su quanto sia diffusa lo sfruttamento di prostituzione minorile (femminile e maschile)? Non pervenute, a nessuno interessa rendersi conto che viviamo in una società in cui le prostitute che vanno per la maggiore sono quelle giovanissime e che c'è un giro di prostituzione di ragazzini ugualmente vasto (e frequentato non solo da omosessuali ma anche rispettabilissimi mariti, fidanzati, compagni e così via).
Report su come la polizia e le forze  dell'ordine tendano a chiudere più di un occhio sullo sfruttamento della prostituzione a seconda ci come gli giri o possa fare comodo? Zero. Ma perché stupirsi? In fondo postitite e marchette non sono mica di origine italiana.
Indagine su quale siano le difficoltà enormi cui vanno incontro le associazioni che si dedicano alla difesa dei minori e dei bambini (assenza di interlocutori, di pubblicità, di finanziamenti), sull'omertà che avvolge questi tipi di violenza? Anche in questo caso nada, niente, nulla. 
Perché rischiare di sollevare il coperchio su un marcio molto più diffuso di quanto si pensi? Perché demolire il mito che il pedofilo è un mostro facilmente individuabile e non qualcuno che appartiene alla prima cerchia familiare o di amicizie fidate di una famiglia? Perché mai far sorgere il dubbio che non basta essere una figura rispettata per non essere un mostro (vedasi le levate di scudi e le difese da ultrà calcistici di clericati accusati di abusi su minori)?
In meno di sei mesi sono avvenute due morti di bambini, su una delle vittime sono state accertati gli abusi sessuali, sull'altra i medici parlano di indizi di molestie, in entrambi casi colpisce il silenzio (così come avvenne nel caso Gambirasi) in cui rieccheggiano gli inviti dei procuratori a parlare, a non tacere.
Ma a colpirmi è lo stupore che trapela dalle parole dei giornalisti, come se si chiedessero come si fa a non parlare, a non dare le proprie testimonianze, dimenticando che sono loro stessi i primi a essere colpevoli relegando un argomento come quello degli abusi su bambini al semplice sensazionalismo legato alle morti (in quanti si ricordavano della bimba uccisa a Napoli, o del fatto che in quello stesso palazzo due anni fa fu ucciso nello stesso modo un altro bambino), lasciando solo a blogger vari le denunce? E mi lascia l'amaro in bocca il come i giornalisti ignorino tutte le cose di cui sopra, come si fa a pensare che qualcuno muoverà un dito quando non c'è una cultura che spinga a vedere gli abusi nella loro cruda realtà e non come qualcosa che bene o male va accettata e relegata a pochi casi? Quanti bambini dovranno morire ancora perché se ne parli seriamente? Oppure dovremo aspettare che, come in UK, muoia qualche famoso e si scopra che era uno stupratore? O che qualche vittima di abusi da parte di pedofili influenti si faccia avanti? 
Ma questa è l'Italia, un paradiso per chi ritiene lecito stuprare e abusare di minori.