Follia:
sia poesia o dipinto,
siano note o parole,
argilla e metallo o danza e teatro.
Siamo
folli,
chiamateci
cantori, chiamateci artisti,
intrecciate
allori per noi,
declamate
i nostri versi,
ammirate
i nostri dipinti,
cantate
e ballate le nostre canzoni.
Ma sappiate, oh sì non lo nasconderò,
non
più (mai più), che siamo lo specchio incrinato della ragione,
il
ricordo marcescente di un dolore inestinguibile,
l’eco
assordante del silenzio.
Siamo
la grancassa della lussuria perversa,
dell’amore
ossessivo,
dell’altruismo
deluso,
del
cinismo graffiante e carismatico.
Ridiamo,
piangiamo, urliamo, sussurriamo.
Senza
soluzione di continuità:
urlo
che è pianto, risata, dolce sorriso,
furioso
digrignare di denti,
lacrima
che è sangue, desiderio, repulsione
e
attrazione.
Guardateci,
ascoltateci,
e
ricordate che no, non potete sfuggirci,
siamo
cancrena, (siamo) la coscienza indomita che vi assorda,
vi trascina nei sette peccati e oltre.
Pena
eterna o beatitudine infinita:
ve le sussurriamo, accenniamo
e
scrutiamo
il
vostro ignorare, il falso sorridere.
E accogliamo l’applauso, incassiamo la critica,
continuando a sondare i vostri movimenti,
a
specchiarci nei vostri occhi, a scavare nei vostri pensieri
in
cerca ossessiva (fanatica) di quella scintilla
che
non salverà dalla nostra follia,
da
quegli incubi che riuscite a scansare
e
di cui ci cibiamo.
Siamo
il pane maledetto degli dei,
schiavi
moribondi delle muse,
narratori
esterni di una vita la cui trama ci sfugge,
di
cui vediamo (solo) sfumature e dettagli
che sono sofferenza e
sporco.
Siamo
folli.
E siamo saggi.
Siamo
pazzi.
E siamo l’anima smarrita
Dell’umanità.
“A cat has absolute emotional honesty: human beings, for one reason or another, may hide their feelings, but a cat does not.” Ernest Hemingway
Ego e narcisismo di Harold René Mancini è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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