mercoledì 7 gennaio 2015

Mentre danzano gli avvoltoi.

Io voglio parlare del 22 luglio 2011. Ero a Pisa, ricordo che rimasi scioccato dalle notizie che arrivavano dalla fredda Norvegia: un attacco terrorista, un uomo armato con esplosivi e armi automatiche massacrava persone inermi, disarmate, non preparate per un attacco.
Strano che io scelga proprio oggi per parlarne.
Ma oggi più che mai è necessario.
Le Pen, Salvini, Gasparri hanno già iniziato ad affilare le loro armi dialettiche, pronti a cavalcare l'indignazione e la rabbia che la strage alla redazione di Charlie Hebdo provocano.
E cosa c'entra Utoya?
Forse sono uno di quelli che "ma tanto c'è di peggio"? O un bastian contrario a tutti i costi?
No, e no.
E allora? Ecco ritengo la memoria fondamentale.
A Utoya c'era un biondissimo norvegese filo nazista, oggi gli autori sono due bruni arabi estremisti islamici.
I due opposti, letteralmente. Accomunati da una cosa sola: il coraggio dell'estremismo. Quello fatto di armi, pianificazione e assalto a persone disarmate, inermi, inoffensive (come il poliziotto ucciso mentre a terra disarmato o gli adolescenti terrorizzati di Utoya), quel coragggio.
E l'estremismo.
Questo è il nemico reale, l'Europa dovrebbe ricordarlo bene. La lista di guerre, genocidi, massacri, morti in nome dell'estremismo, l'elenco è lungo, troppo lungo.
Non bisogna dimenticarlo, mai. Ed essere pronti a ricordarlo a gente come i politici citati.
Gente senza arte ne parte che può sperare nei benefici della politica proprio cavalcando gli estremismi.
Che è quello di cui l'Europa civile, laica, liberale, democratica non ha bisogno.
Per rispetto di quei morti, di quei ragazzi, di questi disegnatori.
Per questo più che lo sghignazzare di avvoltoi affamati credo sia meglio ricordare Utoya e le manifestazioni che stanno fiorendo spontaneamente.
I terroristi vogliono seminare terrore, i politici fanatici vogliono alimentarlo per poterne mangiare (perché, siamo seri, a Le Pen, Salvini, Gasparri e simili poco importa di altro che non sia la loro tasca).
E' per questo che serve ricordare.




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